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Guida passo passo su come vendere online partendo da zero


Non è raro che un piccolo produttore, o un artigiano, pensino di vendere prodotti online per ampliare la gamma dei propri clienti, per aumentare il volume d’affari o per raggiungere un mercato più ampio. Ciò che non sempre risulta altrettanto intuitivo come l’idea, è conoscere nel dettaglio i vantaggi e le insidie che si possono nascondere dietro a un sito di ecommerce.

Questo articolo è pensato proprio per chi vede nel web e in internet un’opportunità per il proprio business ma non sa esattamente come muoversi.
Di seguito affronteremo gli aspetti principali sull’ecommerce per fornire a chiunque sia interessato nella vendita online l’occasione di poter partire con il piede giusto.

Si può vendere online senza partita iva?

È una domanda piuttosto scontata, e la risposta secca è: no, non è possibile se si intende fare business in modo continuativo e con ricavi superiori ai 5000 euro.
Dopo un’affermazione tanto perentoria è giusto però evidenziare che esistono tuttavia marketplace (ma anche ecommerce proprietari) che consentono alle persone fisiche o agli hobbisti di vendere emettendo semplice ricevuta. Si tratta di un caso limitato e non riguarda una vera e propria attività produttiva o commerciale.

Se si decide infatti di iniziare a vendere online, il discrimine tra il farlo in via occasionale o in forma stabile è il regime fiscale. La vendita occasionale non comporta l’obbligo di apertura della partita Iva, viceversa lo svolgimento dell’attività di vendita in modo stabile lo impone.

La vendita online effettuata “una tantum” è un evento sporadico, come si deduce dal nome stesso. Anche per questo non viene considerata attività commerciale in senso stretto. Il prezzo di vendita, ad esempio, è sovente irrisorio. E comunque non sarà mai necessario emettere fatture.

Quando la vendita online diventa invece abituale, e le transazioni diventano ricorrenti e caratterizzate da sistematicità e continuità, la vendita viene classificata come attività professionale. I proventi che ne derivano vengono considerati reddito d’impresa e non sarà più possibile vendere senza partita IVA. Inoltre sarà necessario effettuare tutti gli adempimenti fiscali e contabili richiesti come il pagamento Irpef ed Irap e la tenuta di libri e registri. Questo è il caso in cui si colloca chi vuole creare un’attività commerciale online e non soltanto liberarsi di qualche vecchio oggetto dagli scaffali.

Come vendere online partendo da 0?

La vendita online non è esattamente come la vendita tradizionale. Su internet, la commercializzazione di un prodotto o di un servizio dipende da logiche diverse rispetto alle vendite nei negozi fisici. Per questo motivo un primo passo, essenziale dovendo partire da zero, è quello di effettuare un’analisi di mercato.

Naturalmente dopo aver valutato con attenzione che cosa si vuole vendere.

Sondare il mercato permette di comprendere meglio se le persone che acquistano sul web sono disposte a comprare il nostro prodotto. Fatta questa prima valutazione, e valutato che esiste una richiesta, allora si può passare allo step successivo: a chi voglio vendere i miei prodotti o servizi?

L’attenzione si focalizza dunque sul tipo di commercio. E le opzioni non mancano. Il metodo di vendita più diffuso è senza dubbio il B2C (business to consumer), ossia tra un’impresa e un acquirente o un professionista. Diversamente si può decidere di vendere i prodotti B2B (business to business), ed è il caso in cui la vendita online avviene tra aziende e non è rivolta al pubblico. Ci sono poi dei casi meno comuni come il C2C (ovvero consumer to consumer), ma sostanzialmente si tratta di una vendita fra privati e quindi rientra nella tipologia descritta in precedenza e su una cadenza occasionale. Ancora più raro, poi, esiste il C2B (consumer to business) e riguarda privati che vendono servizi o prodotti alle imprese. I primi due esempi sono i modelli a cui guardare con attenzione per un’impresa che decide di rivolgersi al mercato online. E in modo particolare il B2C.

Dove è meglio vendere online? (differenze tra marketplace e ecommerce proprietario)

La differenza tra l’ecommerce e il market place, essendo entrambi negozi online, sta nel fatto che il primo permette ad un solo venditore di operare, che di fatto si pone come il proprietario del negozio, mentre il consente dà la possibilità a più venditori di commercializzare attraverso quella che potremmo vedere come la medesima vetrina, un po’ come se si vendessero i propri prodotti nel negozio di proprietà di un altro commerciante. Per il cliente finale, sia in un caso sia nell’altro si tratta di un acquisto in un negozio virtuale, mentre per il venditore, la scelta di un metodo o dell’altro può comportare profonde differenze.

Su un ecommerce di proprietà si vende il proprio inventario, occupandosi di ogni aspetto legato alla vendita, dall’acquisto fino all’evasione dell’ordine, incluse quelle operazioni che non si vedono apparentemente ma che risultano essenziali quali la gestione del magazzino, la scelta e la gestione dei pagamenti, la logistica delle spedizioni e il pagamento delle tasse: il proprietario è responsabile di ogni aspetto fino alla consegna del prodotto al cliente finale, inclusa la gestione di eventuali resi. Su un marketplace, chi decide di vendere online si trova di fronte  all’evoluzione di una piattaforma di ecommerce: non più un solo un venditore, ma diversi soggetti che possono pubblicizzare e vendere i loro prodotti.

Chi gestisce questo tipo di piattaforme aumenta la tipologia di prodotti in vendita  senza preoccuparsi dell’immagazzinamento, della gestione e dell’evasione degli ordini, perché a farlo sono i venditori, che non dovranno però gestire tutta una serie di operazioni e responsabilità legate alla gestione della piattaforma. I marketplace possono gestire anche modelli B2B.

Di quanto budget avrò bisogno per iniziare a vendere online?

Per aprire un sito web di ecommerce è opinione comune, ma approssimativa, ritenere che i costi siano legati soltanto allo sviluppo tecnico della piattaforma o del sito web. La realtà è ben diversa e bisogna tenere conto di altri elementi.

Per quotare con precisione il prezzo di un sito web di ecommerce è necessario valutare tutte le fasi a valle e a monte della creazione del sito.

Prima di poter aprire un negozio online abbiamo visto intanto come sia importante valutare il mercato a cui ci si rivolge e l’insieme dei costi aggiuntivi che la vendita online comporta. Dopo un’attenta analisi dei bisogni si entra nella fase di sviluppo: solo a questo punto bisognerà considerare la soluzione tecnica più indicata al progetto specifico. L’obiettivo che spinge a vendere online è chiaro: aumentare le vendite e le entrate, ma bisogna considerare bene cosa comporta.

Ciò detto è importante realizzare una piattaforma commisurata alle esigenze iniziali, per non correre il rischio di far lievitare i costi di sviluppo in una fase di startup con caratteristiche tecniche eccessivamente sovradimensionate per le esigenze. Si può decidere anche di risparmiare lo sviluppo e la gestione della piattaforma affidandosi a un marketplace prima di aprire un negozio virtuale dedicato.

Se si opta comunque per lo sviluppo di una soluzione personale e personalizzata oltre alla messa online sarà essenziale anche prevedere una promozione costante: nel mondo delle vendite online la concorrenza è elevatissima e, usando una similitudine, decidere di vendere online senza promozione su un ecommerce di proprietà è un po’ come decidere di aprire un negozio in una via del centro e tenere la saracinesca abbassata.

Quale sarà dunque il budget di cui ho bisogno per iniziare a vendere online? Alla domanda non c’è una risposta esatta. E proprio l’estrema personalizzazione di ogni singolo prodotto di ecommerce rende variabili i costi da poche migliaia di euro a diverse decine di migliaia.

A chi mi posso rivolgere per smarcare gli aspetti burocratici?

Ci sono poi tutta una serie di adempimenti burocratici che a prima vista possono sfuggire ma che possono diventare onerosi in termini di applicazione anche per vendere online. Un ecommerce intanto è assoggettato alle stesse regole di un negozio fisico, ma non servono autorizzazioni preventive e, in generale, le norme sono più snelle.

La vendita online è regolamentata dalla Direttiva 2000/31/CE che stabilisce come si può aprire un negozio online. Se la vendita è occasionale, con ricavi al di sotto dei 5000 euro all’anno, non vi sono grandi adempimenti.

Il discorso cambia quando si ha l’obbligo di aprire una partita IVA e iscriversi alla gestione separata dei commercianti dell’INPS. In questo caso bisogna rispettare tutto l’iter amministrativo al pari dell’apertura di un negozio online: bisognerà presentare la SCIA allo Sportello Unico per le Attività Produttive del Comune in cui si registra l’attività; iscriversi alla Camera di Commercio e se si decide di vendere all’estero, nell’area UE, sarà necessario iscriversi alla banca dati VIES  (Vat Information Exchange System). E il tutto con i relativi costi di ciascuna pratica.

Per districarsi all’interno della normativa, un valido aiuto può essere dato dalle associazioni di categoria, sia per quanto riguarda le informazioni sia per quanto riguarda l’assistenza alla realizzazione delle pratiche necessarie.

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