fatturazione elettronica forfettario

Fatturazione elettronica forfettari: le cose fondamentali da sapere


Da pochi giorni, e precisamente dal 1° luglio di quest’anno, la fatturazione elettronica per forfettari è diventata obbligatoria per tutti coloro che, nell’anno precedente, abbiano percepito compensi o ricavi superiori a 25.000 euro

Restano ancora momentaneamente esonerati coloro che non raggiungono tale fatturato, anche se dal 1° gennaio 2024 l’obbligo si estenderà a tutti i contribuenti in regime forfettario senza distinzioni.

Nell’articolo di oggi cosa bisogna sapere sulla fatturazione elettronica per i forfettari e come prevenire le sorprese ed evitare di commettere eventuali errori.

Fatturazione elettronica forfettari, software o commercialista?

Per emettere una fattura elettronica esistono varie strade. Si può ricorrere, in autonomia, ad un software che se ne occupa, da scegliere tra i molti sul mercato, oppure affidarsi al commercialista, che al pari della maggior parte dei software, richiederà un compenso per la gestione della vostra fatturazione. Quale delle due strade permette di pagare meno? In realtà il risparmio non è così semplice da quantificare, almeno quello prettamente economico.

Con la fatturazione cartacea i regimi forfettari (sotto i 25.000 euro di fatturato) devono trasmettere periodicamente le fatture al commercialista, che successivamente gestisce la contabilità del cliente. Raccogliere e ordinare le fatture in modo organizzato in questo modo richiede tempo e impegno, correndo anche il rischio di “tralasciare” qualche fattura non presente in elenco, con tutto ciò che comporta la successiva ricerca.

I software di fatturazione elettronica velocizzano enormemente la procedura: molti, infatti, permettono al commercialista di avere accesso alle fatture in totale autonomia e di risparmiare tempo. Utilizzare un software consente dunque in modo vantaggioso di risparmiare tempo nel cercare e inviare le fatture. Nel caso in cui non si fosse sicuri della procedura informatica si può fare in modo che sia il commercialista a gestire la fatturazione elettronica forfettari per noi: una soluzione che avrà un costo e che risulta più agevole e azzera il rischio di errori e che permetterà al commercialista di redigere facilmente anche la dichiarazione dei redditi per il pagamento delle tasse.

Come compilare la fattura?

Attraverso le piattaforme cloud o i software specifici, il primo passo per la compilazione della fattura elettronica è creare un account. Fatto questo e collegato il software o il cloud al cassetto fiscale dell’agenzia delle entrate, si può procedere alla creazione di una nuova fattura (o parcella) che conterrà già i propri dati essendo stati preimpostati (ragione sociale, indirizzo, partita IVA, etc.).

Per quanto riguarda il destinatario è probabile (sia esso una PA o un privato) che l’anagrafica di un determinato cliente sia disponibile a seguito di una ricerca e quindi i campi siano già precompilati. In questo caso basterà salvarlo tra i clienti e poi richiamarlo in fattura.

Bisognerà quindi inserire data e numero fattura (in molti casi già proposte in automatico e per quanto riguarda la numerazione con un numero progressivo) e la descrizione, nella quale va indicato il servizio o prodotto offerto. 

Arrivati a questo punto va compilato il campo dell’importo da fatturare. Per quanto riguarda l’IVA, da un menu è possibile scegliere la percentuale da applicare per ogni specifico caso. Per il regime forfettario, il campo N2.2, ad esempio,  è uno di quelli che non prevede l’applicazione dell’IVA. Le possibilità di esclusione sono tuttavia parecchie ed è quindi opportuno contattare il commercialista e controllare quale sia quella più adatta per le specifiche esigenze. Se i prodotti e i servizi sono più di uno, si aggiungeranno altre righe. Iban e data di scadenza del pagamento potranno essere indicati in un campo specifico, così come sarà possibile indicare eventuali CIG o CUP se si sta fatturando alla PA. A questo punto tutto è pronto per una verifica di controllo e per l’invio della fattura, che sarà presa in carico dal sistema e recapitata in formato elettronico (xml). Sarà possibile anche stampare una fattura di cortesia in formato pdf e visualizzare le ricevute. Il bollo, se dovuto, può essere inserito e poi periodicamente pagato attraverso un F24 cumulativo.

Ricevuta di scarto: cosa significa?

Una volta che il file XML, come visto, viene inviato allo SDI (Sistema di Interscambio) e presenti degli errori formali, a scartare la fattura è il sistema stesso. Nel farlo, invia al mittente una “ricevuta di scarto” che contiene i codici di errore rilevati, sia essa o meno una fattura elettronica forfettari.. 

A questo punto chi ha emesso la fattura ha cinque giorni di tempo per correggere gli errori indicati nella ricevuta e inviarla nuovamente al sistema senza modificare né numero né data.

Come funziona lo SDI (sistema di interscambio)?

Il Sistema di Interscambio (SDI) è un sistema informatico gestito in modo diretto dall’Agenzia delle Entrate. Nato nel 2015 con l’esigenza di emettere fatture indirizzate alla PA, dal 2019 viene utilizzato anche dalle aziende.

La funzione dello SDI è quella di semplificare lo scambio di fatture tra soggetti possessori di partita IVA. Lo SDI  può ricevere le fatture in file XML, effettuare i controlli sul file, consegnare la fattura ai destinatari. Dopo aver effettuato i dovuti controlli, lo SDI diventa una sorta di “postino” per la fatturazione elettronica in modo automatico.

In caso di errori o correzioni dopo l’invio?

Abbiamo visto come un errore formale in una fattura elettronica forfettari possa essere corretto entro un certo tempo. Ma se l’errore viene rilevato dopo che il processo di invio della fattura elettronica è andato a buon fine e lo SDI non ha segnalato alcun problema? In questo caso, come ad esempio l’emissione errata di una fattura formalmente corretta, oppure la necessità di cambiare l’oggetto della fatturazione, non resta altro che emettere una nota di variazione (nota di credito o nota di debito).

Se la fattura è stata inviata e non scartata dallo SDI viene considerata emessa e quindi non più modificabile.

A questo punto, di solito, si emette una nota di accredito totale dell’intera fattura e quindi si  procede all’emissione di una nuova. Possono esserci però dei casi in cui è meglio non emettere nota di accredito, come in caso di IBAN errato, indirizzo errato o pec non corretta. In questi casi è consigliato avvisare subito il destinatario della fattura e accordarsi su come comportarsi, conservando tutta la documentazione.

Articoli simili