Guida su prestazioni occasionali o di collaborazione occasionale: cosa sono e come inquadrarle


Nel vasto panorama lavorativo italiano, l’ampia gamma di tipologie contrattuali offre diverse opportunità, non sempre di facile interpretazione. 

Le prestazioni occasionali o di collaborazione occasionale rappresentano una di queste possibilità, meritevoli di approfondimento per chiunque desideri navigare nel mondo del lavoro con consapevolezza.

Che cosa sono le attività occasionali

Le attività occasionali si configurano come prestazioni di lavoro eseguite in modo non continuativo, al di fuori di un rapporto di lavoro subordinato o parasubordinato. Sono caratterizzate da una natura saltuaria e svolte a favore di uno o più committenti, che possono essere sia persone fisiche che giuridiche. Il contesto normativo di riferimento ha subito significative modifiche negli ultimi anni, in particolare con l’introduzione della legge Fornero nel 2012, che ha introdotto nuovi paletti e regolamentazioni.

Le prestazioni occasionali permettono di svolgere lavori per compensi annui non superiori a 5.000 euro per ciascun prestatore rispetto alla totalità degli utilizzatori e, per ogni utilizzatore, con un limite di 2.500 euro per singolo prestatore. Questi limiti presentano delle particolari agevolazioni per certe categorie.

Inoltre, i compensi sono esenti da tasse e non influiscono sullo stato di disoccupazione. Esistono due modalità principali per le prestazioni occasionali: il “Libretto Famiglia”, acquistabile dall’INPS e utilizzato per pagare servizi come lavori domestici, assistenza domiciliare o attività sportive; e il contratto di prestazione occasionale, disponibile per varie entità ma con specifiche limitazioni, tra cui un numero massimo di ore lavorative annue e un compenso orario minimo.

Quali attività rientrano nelle prestazioni occasionali?

Un esempio di prestazione occasionale può essere rappresentato dall’installazione o manutenzione di giardini oppure da una saltuaria manutenzione edile. Altri esempi possono includere piccoli lavori di manutenzione domestica, supporto amministrativo temporaneo, o servizi di traduzione e redazione di testi.

Per quanto riguarda il limite di compensi, la normativa è stata oggetto di modifiche nel corso degli anni, richiedendo quindi un’attenta verifica delle normative vigenti e degli aggiornamenti legislativi.

Voucher lavoro occasionale: come funzionano

Con la legge di Bilancio 2023, segnata dalla legge n. 197/2022, i voucher lavoro fanno il loro ritorno, dopo l’abolizione avvenuta nel 2017, ma con un’inquadratura notevolmente differente rispetto al passato. 

Questa reintroduzione non segna un indiscriminato ritorno al vecchio sistema, bensì un rinnovamento attento, che modifica e integra la disciplina del D.L. n. 50/2017.

La versione rinnovata dei voucher ha eliminato i limiti precedentemente previsti per alcuni settori chiave come il turismo, favorendo così una maggiore flessibilità. 

Un esempio significativo è l’estensione della possibilità di acquisire prestazioni occasionali in ambiti come discoteche e night-club, contraddistinte dal codice ATECO 93.29.1. Ciò rappresenta un’evoluzione rispetto al passato, quando l’uso dei voucher era stato ridimensionato a seguito di un’utilizzazione considerata eccessiva.

Un’altra significativa variazione è stata introdotta per le prestazioni stagionali nell’agricoltura

La nuova normativa, in vigore per il biennio 2023-2024, prevede condizioni specifiche per l’utilizzo delle prestazioni di lavoro occasionale a tempo determinato in questo settore. Le prestazioni agricole di lavoro subordinato occasionale sono limitate a attività di natura stagionale, con una durata non superiore a 45 giornate di lavoro effettive per singolo lavoratore, pur con la possibilità di estendere il rapporto fino a 12 mesi.

Un elemento distintivo di questa nuova regolamentazione è l’elenco di soggetti ammissibili per queste prestazioni, che include persone disoccupate, giovani studenti sotto i 25 anni, pensionati di vecchiaia o di anzianità, e detenuti o internati ammessi al lavoro all’esterno. 

Questa diversificazione dei lavoratori eleggibili è accompagnata da un rigoroso sistema di autocertificazione e comunicazione obbligatoria al competente Centro per l’Impiego (CPI), introducendo così un ulteriore livello di regolamentazione.

La legge ha inoltre apportato modifiche significative ai limiti finanziari relativi all’utilizzo dei voucher. 

Ogni utilizzatore, sia esso un’impresa o una famiglia, può ora spendere fino a 10.000 euro in totale per i buoni lavoro, raddoppiando il precedente limite di 5.000 euro. Nonostante questo aumento, rimangono invariati i tetti di 2.500 euro di compensi per singolo committente e di 5.000 euro totali da diversi utilizzatori per ciascun lavoratore.

Un’ulteriore novità riguarda le imprese che intendono avvalersi dei voucher lavoro. 

La legge 197/2022 ha elevato il numero massimo di dipendenti a tempo indeterminato che un’azienda può avere per poter ricorrere al lavoro accessorio, passando da cinque a dieci. Questo ampliamento delle possibilità di utilizzo dei voucher da parte delle imprese è indicativo dell’intento del legislatore di rendere questo strumento più accessibile e versatile.

In sintesi, la legge di Bilancio 2023 ha ridisegnato il panorama dei voucher lavoro occasionali, introducendo nuove possibilità e regolamentazioni. Queste modifiche, che toccano diversi settori e aspetti dell’utilizzo dei voucher, evidenziano l’obiettivo di bilanciare la flessibilità delle prestazioni occasionali con la necessità di una regolamentazione chiara e una tutela adeguata dei lavoratori.

Regime fiscale e contributivo delle attività occasionali


Per chi svolge prestazioni occasionali di lavoro autonomo, il regime fiscale e contributivo stabilisce particolari obblighi e soglie di esenzione. Il famigerato limite di 5.000 euro annui, spesso menzionato in rete, non rappresenta il tetto massimo oltre il quale è necessario aprire la partita IVA, come erroneamente si potrebbe pensare. 

In realtà, questo importo delimita il confine oltre il quale scatta l’obbligo per il lavoratore occasionale di iscriversi all’INPS, costituendo quindi una soglia di esenzione dall’obbligo contributivo.

Un lavoratore occasionale può, seppur raramente, realizzare, attraverso una o più prestazioni, un guadagno annuo superiore a tale soglia. È essenziale sottolineare che una prestazione è definita “occasionale” solo se l’attività svolta è di natura professionale, viene condotta in totale autonomia e si manifesta in modo episodico ed eventuale, escludendo quindi qualsiasi forma di ripetitività.

Qualora il rapporto tra committente e lavoratore diventi continuativo, esso rischia di evolversi in un rapporto di lavoro subordinato o in una collaborazione, obbligando in tal caso il lavoratore all’apertura della partita IVA. Se i compensi per prestazioni occasionali superano i 5.000€ annui, emergono ulteriori obblighi contributivi per il lavoratore. Oltre tale limite, l’INPS impone l’iscrizione alla gestione separata, applicando i contributi solamente sulla parte eccedente i 5.000€, e non sull’intero importo.

In questi casi, il lavoratore è tenuto a informare il committente del superamento del limite. Sarà poi compito del committente iscrivere il lavoratore alla gestione separata INPS e versare i contributi dovuti, dei quali un terzo sarà a carico del lavoratore, trattenuti direttamente nella ricevuta, e due terzi a carico del committente stesso. Questa procedura garantisce che sia il lavoratore che il committente adempiano alle loro responsabilità fiscali e contributive in caso di superamento della soglia stabilita.

Cosa succede se non dichiaro una prestazione occasionale?

Non dichiarare una prestazione occasionale comporta serie conseguenze sia per il lavoratore che per il committente

Da un lato, il lavoratore rischia sanzioni pecuniarie e la perdita dei benefici previdenziali associati a tali prestazioni. Dall’altro, il committente è esposto a sanzioni che possono includere la riclassificazione del rapporto di lavoro e il pagamento dei contributi e delle imposte non versate.

Nello specifico, in caso di violazione dell’obbligo di comunicazione all’INPS oppure delle disposizioni che vietano il ricorso al contratto di prestazione occasionale è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500 a euro 2.500 per ogni prestazione lavorativa giornaliera per cui risulta accertata la violazione.

In conclusione, le attività occasionali o di collaborazione occasionale offrono opportunità flessibili nel mondo del lavoro, ma è essenziale essere informati e agire in conformità con la normativa vigente.

La conoscenza delle leggi, dei diritti e dei doveri associati a tali prestazioni è fondamentale per navigare con sicurezza nel panorama lavorativo e per valutare la reale convenienza di questa forma contrattuale.

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