Al mondo ci sono solo 4 tipi di persone: “quelli che sono stati caregiver, quelli che sono attualmente caregiver, quelli che saranno caregiver e quelli che avranno bisogno di avere un caregiver” lo afferma Rosalynn Carter, moglie di Jimmy Carter, 39º presidente degli Stati Uniti d’America, la più anziana ex first lady ancora in vita.

E, dati alla mano, il 90% di coloro che provvedono alla cura sono donne.

Perché parliamo di caregiver riferendoci al welfare aziendale?

Intanto, chiedo scusa per l’utilizzo di questo termine anglosassone, ma nella lingua italiana non esiste un sostantivo che sinteticamente rappresenti chi si occupa della cura della persona; l’inglese la definisce caregiver o carer (e non stiamo parlando di “badanti”).

Ne parliamo perché provvedere alla cura o essere dipendenti dalla cura è un’esperienza presente nella vita di tutti. A partire dall’esperienza di genitorialità, fino alla necessità di accompagnare i propri genitori anziani, ad ognuno di noi è successo, almeno una volta nella vita, di essersi occupato di qualcun altro in una fase di non autosufficienza legata all’età o durante una malattia. Questa necessità, volenti o nolenti, impatta sugli equilibri vita/lavoro, oggetto d’intervento dei programmi di benessere organizzativo.

I dati confermano che i caregiver familiari in Italia sono stimati dall’ISTAT in 9 milioni di persone e per il 90% sono donne: madri, mogli, figlie, nuore. Non si sa quanti caregiver familiari, in Italia, lavorino, ma ad esempio una ricerca condotta nel Regno Unito indica che almeno 1 lavoratore su 7 è anche un caregiver familiare.

Se si hanno impegni primari di cura è complesso conciliarli con il lavoro, nonostante per i lavoratori dipendenti siano disposte alcune fondamentali misure come i congedi parentali totalmente retribuiti che da qualche anno coinvolgono anche i papà già in fase obbligatoria, ai congedi per l’assistenza disabili ai sensi dell’articolo 33 della legge 104/92 e le indennità di accompagnamento. Misure tuttavia insufficienti, se nell’impresa non è promossa una cultura della conciliazione sostenendo l’accesso agli aiuti ed integrandoli.

Non stupisce che, in riferimento degli elementi sopra evidenziati, l’occupazione a tempo pieno diventi complessa da mantenere, infatti oltre il 66% dei caregiver familiari ha dovuto abbandonare il lavoro, il 10% ha richiesto un lavoro part-time e il 10% ha dovuto cambiare mansione, orientandosi verso attività meno impegnative. E stiamo parlando, appunto, per la quasi totalità di donne.

Se colleghiamo questa considerazione con un altro dato ISTAT che in questi giorni sta facendo scalpore, ci renderemo conto di essere di fronte ad una questione che le imprese attente all’economia sociale non possono ignorare: «Rispetto al mese di novembre, a dicembre 2020, le donne occupate sono diminuite di 99mila unità, mentre tra gli uomini la flessione è di 2mila posti di lavoro». Nei dodici mesi, il saldo negativo di 444.000 unità è composto da 312.000 donne e 132.000 uomini. La diminuzione dell’occupazione coinvolge le donne sia dipendenti che autonome e caratterizza tutte le classi d’età. Nel mondo risuona la parola she-cession, recessione femminile. L’epidemia da Covid ha bruciato quindi anni di lotte per colmare le differenze di opportunità professionali tra uomini e donne. Un fenomeno che interviene in un quadro nazionale già pesante.

Dunque, in questo scenario diventa importante l’impegno delle imprese a sostegno dei propri collaboratori, specie delle donne, un’opportunità che CNA Biella, come associazione di categoria, ha colto, grazie all’avvio del progetto “W.INN-Welfare innovativo per le PMI del Biellese”. Un progetto che si apre al territorio e fa sistema nella direzione di un vero “welfare responsabile”, attivando stretti legami con l’offerta dei servizi a sostegno delle famiglie coinvolgendo il Terzo Settore con appositi accordi e partnership.

Le aree di intervento vertono sul sostegno e l’aiuto alle attività familiari quotidiane come il disbrigo di faccende domestiche, la consulenza fiscale contributiva annuale per la redazione della dichiarazione dei redditi ed altri servizi di consulenza per accedere alle facilitazioni in tema di welfare previste per legge, normative a tutela della maternità e paternità, la fruizione dei congedi parentali, sugli incentivi statali regionali disponibili.

Verranno inoltre rese fruibili attività di informazione e sensibilizzazione alla condivisione delle responsabilità di cura (parità di genere), percorsi di sostegno al rientro lavorativo dopo un periodo di lunga assenza per motivi di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Ove possibile e se richiesto, verrà dato supporto per rendere strutturale lo smart working soprattutto per le famiglie con carichi di cura. Infine, saranno promosse iniziative volte alla promozione di uno stile di vita sano (programmi alimentari, attività fisica, prevenzione) ed anche la consulenza psicologica attraverso incontri di counselling e coaching con professionisti.

Un’ampia rosa di opportunità orientale al “people care” alla luce di tutte le considerazioni che abbiamo qui proposto, il “nuovo” welfare d’impresa – prima ancora che guardare a defiscalizzazione e decontribuzione di benefit e premi – dovrà volgere il suo sguardo all’organizzazione del lavoro per renderla coerente con le nuove policy di prevenzione e sicurezza, mentre, in senso stretto, dovranno trovare maggiore spazio i servizi di cura, intesi sia con riferimento ai lavoratori quali beneficiari diretti degli interventi, sia considerando la portata extra-individuale che include il nucleo familiare e quindi, in particolare, i figli minori e gli anziani.

Un ritorno ai bisogni primari su cui si è costruito il modello classico del welfare rappresenta il futuro prossimo di quanto offerto dalla rete CNA Biella, con la consapevolezza che ampliare i servizi sulla base delle sollecitazioni appena descritte aiuterà ad accelerare quel processo di valorizzazione delle differenze di genere e delle qualità umane.

Se può sembrare che solo le donne ne stiano facendo le spese, deve essere chiaro che una società non inclusiva non evolve e non cresce: gli ambienti di lavoro hanno un gran bisogno di integrare le qualità femminili per gestire la complessità.

Per saperne di più è possibile contattare la sede di CNA Biella in via Repubblica 56 al numero telefonico 015351121, oppure attraverso l’indirizzo email: mailbox@biella.cna.it.