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Non va bene… anzi peggio!

24 maggio 2018|News|

Gli esiti del nuovo sondaggio di CNA Biella e le considerazioni di un comparto produttivo che ancora non vede la luce in fondo al tunnel.

Com’è ormai consuetudine, CNA Biella ha sottoposto 6 semplici domande ad un campione di 110 imprese associate per capire come vadano, dal loro punto di vista, le attività economiche del nostro territorio.

Nel 2017 è stata ancora molto alta la percentuale di aziende che ha visto rimanere stabile il proprio fatturato (57,00%) o peggio lo ha visto ridursi (22,40%), mentre solo un 20,60% lo ha visto crescere al di sopra dell’aumento dei prezzi.

Relativamente al primo semestre 2018, il 19,60% delle imprese ritiene che il fatturato diminuirà ulteriormente, mentre il 60,70% si aspetta un fatturato stabile, e solo il 15,90% un aumento.

In merito al personale, ben l’86,90% delle imprese ha dichiarato che non effettuerà aumenti, il 2,80% prevede diminuzioni e solamente il 10,30% prevede aumenti.

Attraverso il nostro ufficio paghe, che ogni mese elabora oltre 1.300 cedolini paga, abbiamo ricavato i dati statistici relativamente alle assunzioni (661) ed ai licenziamenti (563) che riportano quindi un saldo positivo di 102 unità. Va però specificato che delle 661 assunzioni, ben 493 sono state a tempo determinato, mentre solo 168 (di cui 23 apprendisti), sono state a tempo indeterminato.

Per quanto riguarda le cessazioni, sul totale di 563, 96 sono state le dimissioni, 69 i licenziati e ben 398 quelle legate alla scadenza dei termini contrattuali.

Risulta quindi evidente, anche in questo importante segmento economico, che sono molto poche le cosiddette “assunzioni strutturali”, mentre sono largamente utilizzate le forme di assunzione a termine.

Eccessiva tassazione e diabolica burocrazia i nemici principali, i “mostri” da abbattere.

Le ultime due domande sottoposte agli imprenditori erano dedicate alla comprensione delle minacce che percepiscono sulle loro attività, e a quali interventi ritengono prioritari per il benessere delle loro aziende.

Per ognuna delle due erano possibili 3 risposte su 7.

Sono orma consolidate e condivise le opinioni degli imprenditori su quali siano i problemi principali che determinano gli effetti negativi sul lavoro. Gli artigiani e le P.M.I. hanno da tempo idee chiare e attendono risposte concrete:

  • l’eccessiva tassazione è la minaccia più grande per il 73,80%;
  • la riduzione delle tasse è considerata prioritaria dall’84,10% degli intervistati;
  • la riduzione della burocrazia segue a ruota quella della tassazione, con il 75,70%.

Passano quindi gli anni, così come passano i Governi, e la burocrazia non solo non ha mostrato segni di allentamento, ma anzi ha aumentato la propria pressione.

  • Il costo del lavoro è al secondo posto come minaccia alle attività, con ben il 48,60%, seguito dal notevole aumento dell’insolvenza dei clienti (32,70%) e dal clima di generale sfiducia (29,90%).
  • Importanti sono anche le alte percentuali relative alla mancanza di nuova clientela (22,40%) e dalla significativa diminuzione degli ordini da parte di clienti fidelizzati (18,70%).
  • Degno di nota il dato relativo alle banche: appena il 6,50% degli intervistati crede che il credito delle banche sia un intervento prioritario per la propria azienda. Negli anni passati questo dato è stato ben più alto. Possiamo forse dire che il clima di sfiducia verso gli Istituti Bancari si sia ormai quasi tramutato in vera e propria “diffidenza”?

Anche per il 2017 è continuato il saldo negativo delle imprese artigiane.

In aggiunta ai rilevamenti statistici risultanti dalle domande alle imprese, abbiamo voluto evidenziare i già noti dati negativi relativi al saldo imprese registrate al Registro Imprese, e in particolare al settore dell’Artigianato, che conferma numeri ancora più negativi.

Il numero delle imprese Artigiane Biellesi registrate è infatti sceso rispetto al 2016 di un altro 2,41%, (del 5,18% in edilizia!), arrivando a 5.228 imprese registrate.

E nei primi 3 mesi del 2018 questa emorragia appare inarrestabile, vista la perdita di altre 80 imprese.

Dal 2008 questo dato è sceso di ben 19,68 punti percentuali, mentre il dato totale delle imprese biellesi è sceso solo del (si fa per dire) 10,51%; mentre a livello regionale la diminuzione è stata del 7,13% e per l’intera Nazione il dato di questi 10 anni di crisi è stato solo del -0,22%.

Nonostante ciò non bisogna però dimenticare che le 5.228 imprese artigiane rappresentano circa il 29% delle imprese registrate alla Camera di Commercio di Biella.

L’artigianato ricopre quindi un posto di rilievo nell’economia regionale e biellese, sia in relazione al numero di imprese, sia a quello degli occupati che viene stimato (in mancanza di dati ufficiali) in circa 12.000 addetti totali, suddivisi in 7.000 autonomi e 5.000 dipendenti.

La rilevanza economica dell’artigianato non è però limitata al peso numerico; fondamentale è il contributo fornito in tema di varietà delle competenze e di flessibilità produttiva.

L’artigianato non è un mondo omogeneo e indifferenziato: le aziende di maggiori dimensioni soffrono in misura minore gli effetti della congiuntura critica, mentre le aziende più piccole manifestano profonde e radicate criticità.

Il mercato prevalente, per oltre 2 imprese su 3, non supera la dimensione provinciale.

La percentuale di imprese direttamente coinvolte in attività internazionali, viceversa, è relativamente bassa.

In chiusura possiamo affermare che l’attuale stato di salute dell’Artigianato e delle micro e piccole e medie imprese biellesi è ancora molto critico.

La ripresa, l’uscita dal tunnel di cui si sente tanto parlare, “in questo mondo” non solo non è ancora arrivata, ma è ben lungi dall’essere individuata e percepita.

C’è invece ancora crisi, tanta crisi.

E con essa la sofferenza, o meglio l’insofferenza e la rabbia che si fa sempre più fatica a contenere, soprattutto nel settore edile che soffre più di altri l’attuale congiuntura anche a causa dell’elevato numero di micro imprese individuali di cui è composto.

Oltre la crisi, infatti, questo settore, che con il suo indotto costituisce più del 50% delle imprese iscritte all’Albo Artigiani, continua a subire un vero e proprio “inasprimento burocratico” dalle autorità preposte alla vigilanza nei cantieri che, applicando correttamente, ma pedissequamente leggi, regolamenti e circolari dello Stato, stanno creando notevoli problemi nei rapporti di lavoro tra colleghi in un momento in cui, senza voler nulla togliere alle regole scritte, ci sarebbe sicuramente bisogno di più buon senso, come è stato per altro negli anni precedenti, e come sembra ancora esserci in molti territori confinanti il nostro.

Biella, 24 Maggio 2018