istanza di fallimento

Istanza di fallimento SRL: Il parere di un avvocato (procedura conseguenze e rischi)


Avviare l’istanza di fallimento di una SRL non è cosa banale e non si risolve semplicemente attraverso l’espletamento di alcune operazioni burocratiche da sbrigare e concludere rapidamente. La materia è molto più complessa e, oltre a costituire la fine di un’esperienza professionale, il fallimento coincide con incombenze da gestire sulla stessa società e su chi vi ha partecipato, direttamente o indirettamente. 

Nella seguente guida, volta ad orientarsi in questa delicata situazione, il parere dell’avvocato Riccardo Biasetti.

Cosa significa fallimento per una SRL?

Il fallimento, per una SRL, in parole povere, interviene quando la SRL è giuridicamente impossibilitata a fare liberamente business. Si tratta di una definizione che rende però molto bene l’idea della condizione generata da un’istanza di fallimento.

Il fallimento, infatti, non è mai automatico ma viene dichiarato da un Tribunale, previo accertamento, con ricorso all’esito di un’istanza che può provenire indistintamente da soci della SRL, da uno dei creditori, oppure, più raramente e solo in alcuni casi, dal Pubblico Ministero.

Con la sentenza del Tribunale, con cui vengono accertati i presupposti soggettivi e oggettivi, viene dichiarato il fallimento della SRL. 

Da questo momento si sviluppa un’articolata procedura, esclusivamente volta a tutelare i creditori della SRL volta a soddisfare il loro credito nei confronti della società.

Concluse queste operazioni, la SRL viene cancellata e non può più riaprire.

Ci sono poi delle condizioni che ne determinano il fallimento e che vedremo ora più nel dettaglio.

Quali sono le condizioni che determinano il fallimento?

Per determinare il fallimento di una SRL devono intervenire, contemporaneamente, diverse condizioni tali per cui non è così facile giungere ad una istanza di fallimento. Oltre al rispetto delle forme procedurali accennate, dal punto di vista sostanziale è necessario che vi sia l’irreversibilità dello stato di insolvenza della SRL. Il Tribunale deve accertare che per deficit non transitori, quindi in altre parole per mancanze che non possono considerarsi temporanee, la SRL non è più in grado di far fronte ai debiti verso i propri creditori in via ordinaria e regolare.

La SRL tuttavia per essere “fallibile”, ossia suscettibile di fallimento, deve anche oltrepassare determinate soglie patrimoniali. In particolare, l’attivo patrimoniale deve essere superiore a 300.000 euro per ogni anno di esercizio negli ultimi tre anni prima dell’istanza di fallimento. I ricavi lordi annui devono essere superiori a 200.000 euro per ogni anno di esercizio negli ultimi tre anni prima del deposito dell’istanza di fallimento e i debiti, anche non scaduti, devono essere superiori a 500.000 euro. Per quanto riguarda invece i debiti scaduti insoluti devono essere superiori a 30.000 euro.

Che conseguenze ha? (rischi, debiti e creditori)

I creditori dovranno intervenire nella procedura fallimentare e insinuarsi al passivo per poter recuperare il dovuto. Non potranno compiere autonomamente azioni esecutive di recupero poiché nel momento in cui l’istanza di fallimento è avviata tutto passa nelle mani del tribunale.

I debitori della società fallita, di conseguenza, saranno più esposti alle azioni di recupero del credito rispetto al periodo pre-fallimento: in una situazione di SRL allo sbando è possibile che ci possa essere una situazione di inerzia nel recupero dei propri crediti, dopo il fallimento, ma è una condizione improbabile salvo dolo o grave negligenza del curatore fallimentare e/o del giudice delegato. Oppure anche nel caso in cui sia stato oggettivamente impossibile conoscere l’entità dei debiti, come ad esempio a causa di una previa distruzione, alterazione od omissione della tenuta delle scritture.

E i soci?

I soci della srl non vengono coinvolti nel fallimento di una SRL (è la SRL a fallire e non loro personalmente).

Dopo la chiusura del fallimento, e quindi la cancellazione della srl dal registro delle imprese, rispondono personalmente dei debiti residui solo nei limiti della propria quota.

I soci sono comunque solidalmente responsabili con gli amministratori, se hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, per altri soci o per terzi.

Se il curatore dell’istanza di fallimento vede che ci sono state delle negligenze, come ad esempio azioni causate da un socio che si è reso responsabile di un comportamento che ha danneggiato la società, a quel punto ci sono i presupposti affinché  la società vanti un credito risarcitorio nei suoi confronti. Nel momento in cui la società si trova in fallimento, il curatore che rappresenta la società può richiedere i soldi che verranno poi spartiti tra i creditori: una condizione, quella della responsabilità del socio o dell’amministratore, che deve essere dimostrata in tribunale.

Si può evitare? Come?

Premesso che la sentenza dichiarativa di fallimento può essere impugnata, e quindi ove il fallimento sia stato ingiustamente dichiarato è possibile ottenere una sentenza di revoca di tale dichiarazione, Il codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (Decreto Legislativo a modifica è entrata in vigore il 15 luglio 2022) prevede forme regolamentate giudiziali ed extragiudiziali che evitano il fallimento.  

In alternativa, al di fuori delle citate forme regolamentate, la SRL può attivarsi liberamente per rinegoziare le proprie posizioni debitorie nei confronti dei creditori, ma sempre prima che si verifichino le condizioni di fallibilità della SRL stessa.

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