La rivalutazione dei beni d’impresa


Il cosiddetto “decreto Agosto”, modificato in seguito dalla legge di “Bilancio 2021”, ha introdotto la possibilità di rivalutare i beni di impresa e le partecipazioni.

La rivalutazione può avere solo valenza civilistica, in tal caso la rivalutazione è gratuita, o anche fiscale versando una imposta sostitutiva pari al 3% sul maggior valore rivalutato.

Le imprese in contabilità ordinaria che vogliono affrancare la rivalutazione per poter poi prelevare la riserva devono versare una ulteriore imposta sostitutiva del 10%.

Possono effettuare la rivalutazione tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa; dalle società di capitali alle ditte individuali, compresi i soggetti in contabilità semplificata.

In merito ai soggetti forfettari, evidenziamo che gli stessi non hanno vantaggi in quanto non deducono i costi (ammortamenti).

Potrebbero però averne vantaggio se intendono passare alla contabilità semplificata.

Possono essere rivalutati tutti i beni strumentali e gli altri beni che costituiscono immobilizzazioni, ma non possono essere rivalutati i beni merce.

Possono anche essere rivalutati i beni immateriali come licenze, diritti di concessione, marchi, ecc.

I beni devono risultare nel bilancio o nelle scritture contabili (registro dei beni strumentali) al 31/12/2019, e la rivalutazione deve essere eseguita nel bilancio chiuso al 31/12/2020.

I maggiori valori attribuiti ai singoli beni avranno rilevanza, se fiscalmente affrancati, a partire dall’esercizio 2021 per gli ammortamenti. Invece, ai fini delle plusvalenze e minusvalenze, a partire dal 2024.

Le imposte sostitutive 3% e 10% possono essere pagate in una unica soluzione o in tre rate, da versarsi con gli stessi termini delle imposte nascenti dalla dichiarazione dei redditi.

Per l’anno 2021: il 30 giugno o il 30 luglio con la maggiorazione.

A dispetto delle altre, questa rivalutazione è molto vantaggiosa sotto il profilo fiscale in quanto con il pagamento dell’imposta sostitutiva del 3%, si possono far emergere nuovi valori su cui applicare gli ammortamenti.

Facciamo un esempio prendendo a base, per semplicità di calcolo, una società di capitale che paga il 24% di IRES e il 3,9% di IRAP (uno dei metodi per effettuare la rivalutazione).

 

Valori ante rivalutazioneValori post rivalutazione
Valore di acquisto30.000,0048.000,00
Fondo Ammortamento al 31/12/2018.750,0030.000,00
Valore contabile netto al 31/12/2011.250,0018.000,00
Valore corrente18.000,00
Importo rivalutazione6.750,00
Anno di acquisto2016
Aliquota di ammortamento12,5%
Ammortamento3.750,006.000,00
Aliquota IRES24,00%
Aliquota IRAP3,90%
Imposta sostitutiva3,00%

 

 

AnnoAliquotaAmm.to ordinarioAmm.to rivalutatoMaggiore amm.toVantaggio fiscaleImposta sostitutivaVantaggio netto
201112,50%3.750,006.000,002.250,00627,5067,50560,00
201212,50%3.750,006.000,002.250,00627,5067,50560,00
201312,50%3.750,006.000,002.250,00627,5067,50560,00
TOTALE6.750,001.882,50202,501.680,00

 

Nella prima tabella si è ipotizzato di rivalutare il bene di € 6.750,00, che aveva un valore contabile netto di € 11.250,00, con un valore corrente (mercato) di € 18.000,00.

Nella seconda tabella si sono eseguiti gli ammortamenti sul nuovo valore, e si è evidenziato che con il pagamento dell’imposta sostitutiva del 3% pari ad € 202,50, si è avuto un vantaggio fiscale di € 1.882,50, con un vantaggio fiscale netto di € 1.680,00.

Inoltre, avendo rateizzato il pagamento dell’imposta sostitutiva, nulla o quasi nulla viene anticipato.

Si pone l’attenzione sul fatto che le imposte che gravano mediamente sulle imprese: IRPEF, addizionali IRPEF, IRAP e contributi INPS, sono molto più alte rispetto alle società di capitali, pertanto il risparmio fiscale in caso di rivalutazioni sarà molto più alto.

Per eseguire la rivalutazione non vi è bisogno di perizie asseverate o altro ancora, per beni di importo ridotto può essere lo stesso imprenditore che con una autocertificazione ne attesta i valori.

Per i beni di valore più alto, può essere richiesto ai vari fornitori di eseguire un preventivo a valore di mercato.

Invece, per gli immobili o beni di valore consistente come, ad esempio, in caso di beni immobili, è consigliabile l’intervento di un professionista che esegua una perizia che però non è necessario sia asseverata.

La finalità della norma è quella di evidenziare la consistenza reale dei beni aziendali, in modo da assicurare maggior veridicità e trasparenza ai propri bilanci.

Inoltre, con la pandemia da Covid-19 molte imprese potrebbero generare perdite che graverebbero sul patrimonio delle stesse; la rivalutazione potrebbe neutralizzare gli effetti di tali perdite.

Vi sono però anche degli svantaggi: uno su tutti è che i beni rivalutati provocheranno ammortamenti più consistenti sugli anni futuri che potrebbero generare delle perdite, pertanto la rivalutazione deve essere attentamente valutata anche in maniera prospettica.

Per maggiori informazioni potete contattare l’ufficio contabilità di CNA Biella allo 015351121, oppure attraverso l’indirizzo mail: mailbox@biella.cna.it.

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