Il Welfare che non costa nulla

Nelle conversazioni di lavoro ed in quelle informali, chiedere “come stai?” è diventato un intercalare: quasi non si aspetta risposta, abituati al solito “bene, grazie e tu?”. E se qualcosa non va? Diamo per scontato di poterlo intuire dal linguaggio non verbale*, ma non è sempre così, specie da quando gli incontri in presenza si sono diradati.

Dunque, in un momento complicato come quello che stiamo vivendo, preoccuparsi di ricevere una risposta vera, diventa una tangibile espressione di attenzione all’altro.

La distanza ed il distanziamento hanno messo a dura prova molti aspetti legati alla comunicazione informale o formale che sia: al lavoro mancano i momenti di convivialità come la pausa caffè, il pranzo insieme, le cene in occasione delle ricorrenze. In presenza, gli incontri sono ridotti allo stretto necessario, i lavori che prevedevano un contatto ravvicinato, devono anch’essi seguire le regole del distanziamento, il sorriso è celato dalla mascherina, mentre da remoto siamo presenze a mezzobusto e la relazione si è adattata ad una socialità digitale.

Tenere in conto dello stato d’animo delle persone con cui si collabora, specie ora, non è un fattore secondario, ma una priorità del buon capo, come dare risposte in tempi utili all’avanzare delle attività e dare riscontri puntuali su quanto svolto, nonostante non si lavori più gomito-a-gomito.

Così il “come stai?”, diventa un “come te la stai cavando”, “a casa tutti bene?”, alternative per rompere lo schema e comprendere la fatica di gestire, lavorando, i carichi di cura straordinari: figli in didattica a distanza, familiari malati o infermi, la mancanza di supporti. Senza dimenticare coloro che devono rinunciare ad una vita sociale vivace, allo sport, ai viaggi, fattori considerati meno importanti, ma fondamentali in alcune fasi della vita.

Nella risposta al “come te la stai cavando” emerge meglio l’umore con cui si affrontano i nuovi di equilibri.

Se ti occupi di persone nella tua impresa, ti sarai sicuramente chiesto cosa fare per “esserci” con colleghi che devono fronteggiare l’isolamento, la malattia, la perdita, la paura, il disorientamento. E quali azioni mettere in campo per alleviare la mancanza delle attività che cementano le relazioni a beneficio del lavoro.

A noi di CNA Biella sono venute in mente alcune pratiche assimilabili ai programmi di welfare aziendale ed altre, forse meno compatibili con alcune forme contrattuali, ma attinenti al significato di sentirsi parte di una comunità. Ecco i nostri cinque punti.

Uno. Mettete a disposizione dei vostri collaboratori una rete di servizi che agevolino il disbrigo delle faccende quotidiane, spiegando anche come usufruirne agilmente.

Spesso diamo per scontato che tutti siano in grado di ordinare la spesa online, richiedere la consegna dei farmaci a domicilio, accedere ai servizi pubblici e socio-sanitari attraverso lo SPID (sistema pubblico di identità digitale). Non è così; ed un semplice tutorial “fatto in casa” può aiutare.

Due. Offrite un supporto psicologico, di coaching o counseling, ingaggiando un professionista esterno all’azienda.

L’ascolto ed un punto di vista oggettivo possono alleviare i momenti di disorientamento e demotivazione, aiutando la persona a trovare risorse e soluzioni.

Tre. Fornite consulenza sulle normative, i congedi, i giustificativi utili per assentarsi dal lavoro in caso di malattia, malattia dei congiunti, quarantena, in modo che vi sia chiarezza e trasparenza di applicazione univoca in tutta l’azienda.

Ugualmente per l’utilizzo del lavoro agile, in caso di necessità conciliative. Se i DPCM sono ambigui, non siatelo anche voi.

Quattro. Introducete nuove consuetudini che abbattano la mancanza di socialità in presenza.

Ad esempio, mantenete un calendario di incontri formativi condivisi col gruppo di lavoro, pensate ad una piattaforma aziendale “social” in cui si possa condividere del materiale come: consigli di lettura, serie tv, film, fotografie e racconti di viaggio da commentare insieme. Organizzate eventi online su argomenti specifici, anche non strettamente di business.

Cinque. Fatevi sentire, in modo disinteressato, con i colleghi e colleghe costretti a casa per un lungo periodo.

Cercate di ricreare un clima di condivisione, prossimità e vicinanza, attraverso gli strumenti digitali. Il lato oscuro del lavoro da remoto è il senso di isolamento ed estraneità, teniamone conto, a volte non è una scelta. Siate gentili.

Chiedere “come stai?” è importante e non ha costi.

Le aziende sono comunità, si dice spesso. E le comunità sono persone che si legano, almeno per un po’ di tempo. E non c’è e non ci può essere legame, senza cura. Il benessere delle persone è il benessere delle nostre aziende e della società stessa. Se non ora quando? Impossibile continuare a fare finta che non sia successo nulla.

Se condividi questa visione e vuoi avere maggiori informazioni su come avviare nella tua realtà un progetto di cura in termini di welfare, accedi al seguente link https://forms.gle/s8SkBD4QdDnjTCgm9: potrai leggere cosa sta facendo CNA Biella sull’argomento e, se vuoi, puoi rispondere alle domande dell’indagine coinvolgendo i tuoi colleghi e la tua azienda, ti daremo riscontro proponendo delle azioni.

Per ogni approfondimento contatta la sede di CNA Biella, in via Repubblica 56, al numero telefonico 015351121, oppure all’indirizzo mail: mailbox@biella.cna.it

*(Secondo lo psicologo sociale Michael Argyle in una comunicazione faccia a faccia utilizziamo: espressione facciale, contatto visivo o sguardo fisso, gesticolazione, postura, tatto e comportamento spaziale o prossemica questi aspetti costituiscono il linguaggio non verbale).