Ieri mattina in diretta sul sito web di CNA Biella è stata presentata la Congiuntura derivante dal Rapporto Monitor dell’Osservatorio Micro e Piccola Impresa, promosso in partnership con UniCredit.

Il report è stato illustrato dall’autore, il prof. Daniele Marini, docente di Sociologia presso l’Università di Padova e Direttore Scientifico della divisione Research & Analysis di Community Group. Hanno commentato i dati Gionata Pirali (Presidente di CNA Biella), Delio Zanzottera (Funzionario di CNA Piemonte), Alessandro Ciccioni (Componente della giunta della Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Biella e Vercelli – Novara – Verbano, Cusio, Ossola), Sandro Petretto (Responsabile Small Business Nord Ovest di UniCredit) e Claudio Rossetti (Vice Area manager Corporate di UniCredit).

Qui di seguito potete trovare il video della mattinata, con un dettagliato resoconto della presentazione e degli interventi dei relatori.

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Un anno vissuto pericolosamente: introduzione a cura di Gionata Pirali e Delio Zanzottera

Il nostro Presidente ha introdotto i relatori presenti, collegati in streaming, e iniziato i lavori partendo da un’analisi di quello che è stato l’ultimo anno delle PMI italiane, caratterizzato dall’enorme difficoltà economica dovuta al Covid e al delicatissimo periodo che ancora stiamo vivendo in questo inizio anno.

Delio Zanzottera, presente presso la sede di CNA Biella insieme a Gionata Pirali, ha preso la parola e iniziato il suo intervento ricordando che siamo di fronte ad una nuova sfida, che richiederà anche da parte di CNA un nuovo modello di fare rappresentanza, un modello da costruire fatto di accompagnamento all’aggregazione, ma anche di reti, resilienza e relazioni.

Il funzionario di CNA Piemonte ha sottolineato quanto le nostre imprese debbano essere messe in relazione, aggregate in reti di filiera non per diventare più grandi, ma per poter competere mantenendo la propria natura e peculiarità di micro impresa di cui è composto il tessuto imprenditoriale italiano e piemontese, per poter essere più resilienti mantenendo l’essenza del Made in Italy e del saper fare italiano.

È fondamentale – per lui – “Costruire relazioni e reti anche con i territori, con imprenditrici e imprenditori, cittadine e cittadine, lavoratrici e lavoratori, relazioni tra mondo dell’impresa e istituzioni pubbliche, con le scuole per la costruzione di un futuro che sarà diverso, fatto di gesti, scambi e modi nuovi. Uno scambio reciproco e costruttivo che sarà alla base della ripresa e della costruzione di un paese e di una regione nuovi, con nuove sfide e nuovi modelli. Ci aspetta un lavoro affascinante che ci catapulta tutti quanti in un futuro mai pensato, mai progettato e diverso che non dobbiamo più costruire PER i nostri figli ma CON i nostri figli che, con una nuova visione del mondo, ci aiuteranno a capirlo, interpretarlo e viverlo”.

Zanzottera ha proseguito ribadendo che questo è il nucleo della parte del monitoraggio che oggi “esordisce” con i dati territoriali a Biella. L’edizione 2020 è particolarmente significativa, infatti è stata realizzata tra settembre e ottobre scorsi, quindi in piena emergenza sanitaria, e ha di conseguenza colto le dinamiche di criticità economica delle nostre imprese e i relativi raffronti con la precedente relazione del 2018/2019.

Due dati: il numero delle imprese che hanno risposto alla rilevazione è quantitativamente sempre molto rilevante, 1377 questionari compilati ed elaborati, contro i 1530 del 2019 e i 1850 del 2018.

Ha concluso la sua introduzione ricordando che, nel documento presentato dal prof. Marini, esistono degli stimoli per uscire da questa pandemia sanitaria e non entrare nella pandemia economica. In primis l’internazionalizzazione, perché il COVID ha avvicinato i popoli con un’uniformazione di atteggiamento e abitudini; e poi la digitalizzazione. Questo passaggio generazionale delle imprese si connette al passaggio generazionale nelle imprese.

Ha quindi passato la parola al Prof. Marini sottolineando che si devono coinvolgere nuovi imprenditori e imprenditrici, ma non solo come (nuovi) fondatori, ma come eredi diretti o acquisiti di esperienze che hanno uno stretto legame con il nostro territorio e con la nostra tradizione.

Monitor sulle Piccole Imprese, a cura del Prof. Marini

Il Prof. Marini ha iniziato la sua analisi dell’ultimo Monitor sulle Piccole Imprese realizzata durante il secondo lockdown, nell’autunno 2020. L’aspetto su cui ha voluto concentrarsi è la strategia delle 3 R: reti, relazioni e resilienza.

Partendo dai dati sul PIL dello scorso anno, il fondo monetario internazionale ha registrato un calo del PIL del 3,5%. Questo dato, raffrontato con la crisi del 2008, è 3 volte tanto il PIL di quel periodo: questo è stato l’effetto della pandemia a livello mondiale. Nel 2021 si auspica che il PIL possa confermarsi sul +5,5%, come si evince da questo grafico realizzato dal fondo monetario internazionale.

Partendo con l’analisi dell’indagine condotta, il Prof. Marini ci ha illustrato come il settore manifatturiero abbia avuto rapporti con i settori commercio e servizi; anche l’edilizia ha dinamiche analoghe, così come il commercio. Le imprese analizzate si muovono e hanno relazioni di lavoro tra settori diversi dal proprio.

In particolare, dai seguenti grafici possiamo notare come le aziende biellesi abbiano tessuto reti di relazioni più prossime, vicine al proprio territorio, rispetto alla media piemontese, dove invece abbiamo aziende che si muovono con relazioni anche su scala nazionale ed estera. La provincia di Biella, infatti, ha più spesso relazioni in territorio domestico o al massimo regionale.

Parlando invece della qualità delle relazioni, Marini ci ha detto che dai dati qui sotto riportati le decisioni prese dalle singole aziende (costi, tempi di consegna ecc) sono concordate in primis secondo le logiche di mercato. Inoltre, nelle relazioni con i clienti, per il 51% delle aziende piemontesi conta di più la competenza, mentre per il 50% delle aziende biellesi conta di più il prezzo. E ha concluso questa slide sottolineando che comunque è sempre necessario, oggi più che mai, investire sulla dimensione delle competenze, per essere in linea con il mercato.

Resilienza e dintorni

Marini ha proseguito la sua analisi parlando dei primi cinque effetti dell’emergenza sulle imprese, che sono stati crisi liquidità, rischio sostenibilità, riduzione domanda nazionale/locale e materie prime più care. Dall’altro lato, le strategie adottate sono state: riorganizzazione di processi e spazi, produzione di nuovi beni, nuovi canali vendita (online) partnership tra imprese e nuovi modelli di business.

La maggioranza delle imprese, come vediamo, ritiene di riuscire a rimanere in un equilibrio economico positivo, nonostante il periodo difficilissimo che stiamo vivendo.

Mentre, per quanto riguarda le strategie da attuare per essere competitive, le aziende hanno compreso che bisogna in primis aggregarsi, soprattutto le aziende piemontesi che hanno risposto al sondaggio. Quelle biellesi hanno sì capito che è indispensabile tessere relazioni, ma ancora molte ritengono che debbano agire da sole.

In sintesi, l’analisi di questa congiuntura vede uno scenario a consuntivo molto critico, mentre le previsioni per il futuro appaiono un po’ meno negative. Ci troveremo a vivere questi fenomeni: una bi-polarizzazione (mix di relazioni); chi opera solo sul mercato domestico sconterà la poca domanda, mentre chi si trova sul mercato estero si scontrerà con i dazi. E ci ritroveremo in un circuito perverso composto da una contrazione dei margini e una minore innovazione (su cui invece bisognerebbe puntare).

La resilienza, parola chiave del 2020, ci insegna questo, come ha ribadito Marini in conclusione al suo intervento: le aziende devono aggregarsi più a livello regionale che esclusivamente locale, bisogna estendere le reti.

Gionata Pirali ha commentato che è proprio così: questi dati rispecchiano il territorio biellese, che deve ancora migliorare sul fronte delle relazioni, in quanto territorio isolato e dalla mentalità più chiusa rispetto ad altre province.

Gli interventi della Camera di Commercio e di Unicredit

Alessandro Ciccioni, dopo i saluti e i ringraziamenti, ha commentato la presentazione del Prof. Marini descrivendo l’andamento delle imprese nel 2020: sul nostro territorio dal punto di vista demografico è sicuramente in contrazione (come la tendenza nazionale) e, nello specifico, questo andamento riguarda le imprese artigiane.

In generale, ha spiegato che il sistema biellese ha registrato un tasso negativo di crescita molto superiore alla media regionale: la regione ha uno 0,23 di negativo, mentre il nostro territorio uno 0,77 di crescita negativa. Il bilancio è nell’ordine di 135 unità in meno rispetto al 2019, con 17300 imprese biellesi nel 2020.

Anche il quadrante Biella e Vercelli – Novara – Verbano, Cusio, Ossola, con le sue 94000 imprese, è in contrazione, ma siamo comunque la seconda Camera di Commercio del Piemonte dopo Torino, con un valore economico complessivo importante.

Secondo Ciccioni la nostra provincia ha un ruolo importante in Piemonte ma anche in Italia, perché ci troviamo tra due grandi città, Torino e Milano, ed è su questo baricentro che bisogna ragionare per uno sviluppo futuro basato sulla diversificazione.

Ha continuato l’intervento fornendo altri dati: le imprese artigiane nell’ultimo anno hanno subìto un risultato negativo di -1,2 punti, in particolare il settore manifatturiero e l’edilizia. Ma, a fronte del meno 12% di ditte individuali, oggi abbiamo anche un +12% di società di capitali, ciò significa che strutturarsi in grande può essere il giusto metodo per affrontare la crisi e l’incessante burocrazia.

Non solo: ha ricordato che su Biella le aziende di servizio alle imprese stanno aumentando e il territorio si sta terziarizzando. Ma se le imprese hanno bisogno di più servizi ciò significa che devono esternalizzare attività che incidono sull’attività operativa dell’imprenditore, spesso per svolgere burocrazia che crea costi e non un valore dal punto di vista dell’artigianalità.

Con questo contesto, è stato felice di vedere che a Biella tante imprese pensino di farcela da sole, ma è anche un dato preoccupante perché rappresenta una controtendenza da scardinare perché siamo, nelle relazioni politiche ed economiche, in un contesto in cui le imprese sono abituate a fare solo da sé, e quindi costruendo filiere locali resilienti diventano filiere con meno valore aggiunto. E, ha concluso, il valore aggiunto invece si crea quando sul piatto ci sono anche le competenze.

 

Gionata Pirali, il quale ha condiviso quanto la chiave di evoluzione di Biella stia nel fare sinergia tra chi ci vive e ci lavora, ha poi passato la parola a Sandro Petretto.

 

Anche Petretto ha sottolineato quanto l’analisi del Prof. Marini l’abbia molto colpito, soprattutto rispetto al futuro. Ha accolto con piacere il fatto che il pessimismo sia inferiore rispetto a quanto si potrebbe pensare. Però tutto questo è vero, perché la pandemia ha spinto le imprese a cambiare il proprio approccio.

Da un’analisi di Unicredit sui dati piemontesi (quindi non solo biellesi) relativi al 2020, i ristori l’hanno fatta da padrone nelle loro attività, infatti come gruppo bancario hanno assistito le imprese creando loro nuova liquidità con i temi legati alla moratoria e ben 15.000 aziende piemontesi ne hanno usufruito (circa 608 milioni di finanziamenti non rimborsati e sospesi).

Inoltre, hanno erogato nuova finanza e liquidità ad oltre 21.000 aziende per oltre 700 milioni. Tutte attività che in minima parte sono poi finite nel ciclo produttivo. Molte di queste somme sono state “parcheggiate” sul conto e usate per una gestione ordinaria in attesa che riparta il mercato.

Anche il 2021 è partito nello stesso modo: a gennaio 2021 hanno erogato circa 60 milioni alle piccole imprese (si parla di 800 operazioni, per un taglio medio che non supera i 100.000 euro). Una banca di territorio come Unicredit, con 180 gestori su tutta Italia e 230 filiali, ha una distribuzione capillare che le permette di essere strettamente in contatto con i clienti.

La cosa positiva che riguarda le aziende associate a CNA è il decreto super bonus: come banca, Unicredit è attiva anche su questo fronte, che consentirà alle imprese edili di ripartire con più tranquillità.

 

Pirali ha quindi passato la parola a Claudio Rossetti.

 

Anche il Vice Area manager Corporate di UniCredit ha ringraziato gli intervenuti e il prof. Marini per l’interessante studio che gli ha permesso di avere una chiara visione sul tessuto industriale della nostra zona.

Rossetti ha garantito che, al di là dei numeri molto importanti che ci sono stati nell’arco del 2020 di forte iniezione di liquidità, con i finanziamenti governativi, vi è a livello di tessuto industriale una forte preoccupazione per la tenuta delle varie filiere.

Dallo studio del Prof. Marini infatti ha rilevato come la presenza in una filiera possa essere di aiuto e di supporto: però è in momenti come questo che il posizionamento all’interno della filiera diventa importante.

A livello di società, le aziende che si trovano nella parte più alta della filiera non risentono tanto quanto quelle più in basso, le PMI, che destano più preoccupazione poiché chiedono di continuo possibilità di gestione di queste criticità. Naturalmente come Unicredit stanno mettendo sul piatto tutti i loro servizi e prodotti, a tutela della gestione del circolante aziendale (incassi e pagamenti).

Ha ricordato che hanno bisogno di tutto il tessuto industriale, in cui ognuno faccia la propria parte: quindi i principali buyer devono accettare la cessione del credito, per consentire alla parte inferiore dei loro fornitori di poter accedere con maggior continuità al credito. Naturalmente Unicredit come banca ha la possibilità di avere un riconoscimento di rischio inferiore rispetto alla parte più fragile della filiera.

Ha continuato sottolineando che, dallo studio del Prof. Marini, ha rilevato che c’è ancora un po’ di timore quasi “storico”, nel distretto biellese: si riferisce a questa scarsa propensione all’aggregazione, nonostante ci si trovi in un mondo globale.

Per concludere, secondo Rossetti ogni grande crisi porta grandi opportunità: ad esempio riflettere sul nostro modello industriale, di business e di organizzazione. Un grande spunto arriva dalla digitalizzazione, che naturalmente sarà anche il mantra dei prossimi anni.

Grazie a questa crisi anche le banche visto, in campo digitale, un’accelerazione dei processi con le imprese stesse: questo riguarda i rapporti di dematerializzazione, lo scambio documentale con le aziende, ed è un passaggio importante che va verso la sostenibilità del business. Parliamo non solo di economia verde e sociale, ma anche di sostenibilità per le aziende che si interessano a un tipo di welfare adeguato ai dipendenti.

Ha concluso dicendo di essere molto contento di aver partecipato e di aver trovato conforto nello studio di Marini e nelle impressioni che gli altri relatori incontrano quotidianamente.

 

Dopodiché il Prof. Marini ha chiuso i lavori: si è detto felice che i risultati corrispondano con le sensazioni del vissuto delle istituzioni coinvolte nella mattinata.

Ha ribadito ancora una volta che la resilienza non è un termine passivo, ma al contrario è la capacità di innovazione, di reagire proattivamente a una difficoltà. E quindi ha esortato le associazioni di categoria come la nostra, le banche e la Camera di Commercio a innestare dei meccanismi in una realtà come il nostro territorio, che rischia di essere troppo chiusa in se stessa, che spingano le imprese a relazionarsi, aggregarsi e tessere relazioni con filiere dove la competenza professionale giochi un ruolo fondamentale.

È questo il momento in cui il territorio va sollecitato a fare una crescita ulteriore.

Gionata Pirali ha concluso la giornata ricordando che il Monitor per CNA è sempre importantissimo, ci stimola a fare autocritica e a capire quali sono le nostre potenzialità e a lavorare per migliorare nel minor tempo possibile.

Ha infine ringraziato gli intervenuti e invitato tutti a partecipare, il 12 giugno 2021, all’Assemblea elettiva quadriennale di CNA Biella.