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Pagamento degli stipendi in contanti: arrivano i primi chiarimenti dall’INL

14 giugno 2018|News|

Dal 1° luglio 2018 non sarà più possibile il pagamento degli stipendi in contanti

Gli unici mezzi ammessi dalla legge sono quelli tracciabili. La violazione comporta l’applicazione di una sanzione non diffidabile.

Ecco i primi chiarimenti dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha rilasciato una nota con i primi chiarimenti sul pagamento degli stipendi in contanti. Arrivano quindi le prime delucidazioni dall’Ispettorato Nazionale del lavoro in merito alla nuova norma sulla cosiddetta tracciabilità delle buste paga.

La sanzione, in caso di violazione,  sarà pari a 1.667 euro (cioè 1/3 del massimo) da versare entro 60 giorni dalla notifica del verbale di violazione. Verbale che può essere impugnato, entro 30 giorni, con ricorso amministrativo al direttore della sede territoriale dell’Ispettorato del lavoro.

I rapporti di lavoro interessati dalla novità del divieto di pagare la retribuzione in contanti sono:

  • i rapporti di lavoro subordinato, indipendentemente dalla durata e dalle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa;
  • i contratti di collaborazione coordinata e continuativa;
  • i contratti di lavoro stipulati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci.

Restano invece fuori dall’obbligo:

  • i rapporti di lavoro instaurati con le pubbliche amministrazioni;
  • i rapporti di lavoro domestico;
  • i compensi derivanti da borse di studio, tirocini, rapporti autonomi di natura occasionale.

 

Pagamento stipendio con assegno, bonifico o altri mezzi tracciati

A far data dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro devono pagare gli stipendi con mezzi tracciati. Lo stesso vale anche per i committenti nei lavori parasubordinati. Questi sono tenuti per legge a corrispondere ai lavoratori la retribuzione attraverso una banca o un ufficio postale. Lo stesso vale per gli acconti di retribuzione. I mezzi di pagamento degli stipendi consentiti sono:

  • bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore;
  • strumenti di pagamento elettronico;
  • bonifico domiciliato ovvero pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro ha il conto;
  • assegno bancario o circolare intestato al lavoratore.

Infine, segnaliamo un’ulteriore precisazione contenuta nella norma, cioè che la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione.

ISPETTORATO NAZIONALE DEL LAVORO – Nota 22 maggio 2018, n. 4538.

Legge 205/17 ( Legge di Bilancio 2018)