In questo articolo vogliamo analizzare la crisi economica delle micro e piccole imprese Biellesi alla luce della pandemia.

L’analisi è stata svolta sulle imprese associate a CNA, con uno sguardo ampio e allargato a tutte le attività produttive, comprese le professioni, ma specificatamente riferito alle micro e piccole imprese.

Per analizzare l’anno appena trascorso dobbiamo però partire dall’anno 2019, che dopo alcuni anni, ha registrato, in tutti o quasi tutti i settori, un incremento del fatturato che complessivamente si è attestato a un +14% rispetto al 2018, con un incremento medio per impresa di circa 15.000 euro.

Ovviamente dall’anali del 2020 il risultato è completamente ribaltato con una perdita media di fatturato rispetto al 2019 di 17.000 euro, che applicato alle nostre imprese associate equivale a un volume complessivo di perdita di fatturato di circa 20 milioni di euro.

Vediamo qualche dettaglio. Il calo medio delle imprese si aggira attorno 12,10%, considerando però anche le imprese che non hanno subito una diminuzione del fatturato, invece il calo medio delle imprese con una contrazione del fatturato è stato del 20,5%, e il 24% delle imprese ha subito un calo del fatturato superiore al 30%.

Nel manifatturiero il 45% delle imprese ha subito un calo di fatturato e per il 20% la riduzione è stata maggiore del 30%, un 15% ha avuto un fatturato stabile e il 20% ha incrementato il fatturato. Il settore che ha sofferto di meno è stato l’alimentare per il quale non si è verificato nessun calo.

Nel settore delle costruzioni hanno subito un calo del fatturato oltre il 60% delle imprese, e per il 19,70% il calo è stato superiore al 30%. Come si può notare le imprese del settore edile e quello del settore impiantistico che hanno subito un calo del fatturato sono percentualmente le stesse.

Analizzando le imprese del settore del commercio dell’accoglienza e riparazione autoveicoli si evidenzia che il calo del fatturato è stato molto marcato con più del 78% di imprese che hanno avuto un calo del fatturato. Il settore maggiormente colpito è stato, ovviamente, quello dell’accoglienza e somministrazione con un calo maggiore del 30% per tutte le imprese. Hanno perso in modo consistente anche gli autoriparatori e/o commercio di autoveicoli con solo il 13% delle imprese che sostanzialmente non hanno subito una diminuzione del fatturato.

Anche il settore del trasporto di merci ha subito un calo del fatturato, con ben il 50% delle imprese che ha visto contratto il fatturato, con oltre il 30% delle stesse che ha subito una diminuzione superiore al 30%. Questo settore è stato molto condizionato dalla tipologia delle merci che di solito l’impresa trasporta. Le imprese che eseguono trasporto di beni di prima necessità non hanno subito una contrazione, quelle più penalizzate sono state le imprese che trasportano beni per conto di altre attività che hanno visto diminuire le vendite, come ad esempio quelle del settore tessile e meccanico.

Un altro settore molto penalizzato è stato quello dei servizi alla persona dove il 77% delle imprese ha subito una diminuzione. Si tratta delle imprese del settore estetica e acconciatura alle quali sono state aggiunte anche le attività legate all’insegnamento privato e piccoli servizi domestici quali lo sgombero delle cantine. Queste imprese sono rappresentate dal 22,58% che non hanno subito cali.

Anche i servizi di pulizia e giardinaggio sono stati penalizzati e tutte le imprese hanno subito una contrazione.

Non sono passati indenni neppure i professionisti: geometri, architetti, periti e i produttori di software, in questo settore hanno subito una contrazione dei compensi o dei ricavi il 60% delle attività.

Molte ombre ma anche alcune luci. In un quadro complessivamente drammatico, non mancano comunque imprese che sono riuscite a superare bene il 2020. Poco più del 30% delle imprese è riuscita infatti a confermare o incrementare il fatturato dell’anno precedente. Questa percentuale aumenta fino a coinvolgere quasi il 67 delle imprese nei settori della produzione alimentare.

È altresì evidente che all’interno degli stessi settori la variabilità dei risultati è notevole. Il caso più evidente è quello dell’edilizia in cui un quarto delle imprese ha incrementato il fatturato.

Una considerazione a parte va fatta sul calcolo del fatturato relativamente al nuovo “bonus” previsto dal decreto “sostegno” che prevede che solo le imprese con calo del fatturato su base annua superiore del 30% possano accedere al beneficio. Come abbiamo visto, molte imprese dopo le chiusure imposte dai vari DPCM hanno recuperato i fatturati. Inoltre, il fatturato non è certo il parametro più preciso per poter determinare l’effettiva sofferenza delle singole attività.

A parità di fatturato la marginalità dipende dalla struttura dei costi, che è estremamente variabile. Imprese con bassa marginalità che abbiano perso anche solo il 10%-20% del fatturato su base annua potrebbero avere visto azzerato il proprio utile.

Inoltre, come visto in precedenza, solo il 24% delle imprese ha subito un calo superiore al 30% e il calo medio mensile di queste imprese è stato di circa 3.180,00 euro e applicando, come prevede il decreto, la percentuale media del 50% che comprende le imprese con fatturati fino a un milione di euro, le imprese riceveranno in media meno di 1.600,00 euro. Se lo applichiamo alle nostre imprese associate si ha un ristoro complessivo di 1.900.000 relativo però a una perdita complessiva di fatturato che, come detto in precedenza, si aggira attorno ai 20 milioni di euro.

Vero che ognuno deve fare la sua parte, ma a noi sembra che ci sia qualche cosa che non torna.