I fondi del PNRR rappresentano un’opportunità di sviluppo per moltissime piccole e medie imprese italiane, ma anche per i professionisti. Ditte artigiane e partite IVA potranno beneficiare di una serie di misure che avranno il compito di supportare la crescita d’impresa e la digitalizzazione, l’avviamento, l’acquisto di attrezzature e in diversi casi offriranno un contributo per le spese di start-up.
Un focus particolare, in questo contesto, riguarderà poi il fondo “impresa donna”: è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il 17 dicembre il decreto che ne disciplina le modalità di intervento con un finanziamento complessivo, iniziale, da 40 milioni di euro sui 400 milioni complessivi previsti dal PNRR da destinare esclusivamente alle agevolazioni dedicate alle imprese femminili. Fondi destinati a favorire la partecipazione delle donne al mondo del lavoro in un contesto, quello italiano, in cui non si conta il divario con cui, ancora troppo spesso, una giovane donna si trova a dover fare i conti rispetto ad un pari età di sesso maschile. Fondi per i giovani e per le donne che sarà necessario intercettare, comprendendone il valore.
Ne parliamo con l’avvocata Giovanna Prato, esperta di diritto del lavoro e Presidente del Comitato per le Pari Opportunità istituito presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Biella.

Avvocata Prato, i milioni di euro che interessano giovani, giovani donne e imprese possono davvero far salire di livello il comparto dei professionisti, e delle PMI italiane, femminili e non solo. Che impatto si aspetta che abbiano queste risorse?

Le priorità ‘trasversali’ del PNRR sono tre: giovani, parità di genere, e riduzione del divario di cittadinanza. Questi obiettivi saranno poi perseguiti all’interno dei sei ‘missioni del Piano’, che verranno finanziate con i fondi del Recovery Fund che vanno dalla digitalizzazione alla cultura e il turismo, passando per inclusione, mobilità e salute, per citarne solo alcuni.
Credo quindi che i fondi del Recovery possano davvero fare da volano alla crescita di professionisti e PMI, a condizione che accettino la sfida di innovarsi e ‘cambiare pelle’. Non ci saranno, come spesso in passato, sovvenzioni ‘a pioggia’. Questa volta i sostegni economici, alcuni dei quali a fondo perduto, saranno mirati al raggiungimento degli specifici obiettivi di crescita che ispirano il PNRR. Sono questi i temi attorno ai quali occorrerà sviluppare un proprio progetto di crescita imprenditoriale, a sostegno del quale sarà più facile accedere ad un finanziamento o al credito agevolato.

Dallo stanziamento delle risorse ai bandi, dagli annunci alle concrete opportunità di accesso ai fondi: non sempre questi passaggi sono immediati per le imprese. L’accesso ai finanziamenti ha le proprie regole e non sempre si tratta di passaggi intuitivi. È proprio così?

Uno dei problemi strutturali del nostro paese è l’incapacità di intercettare i fondi europei. Questo accade perché i bandi, in genere, hanno tempi di partecipazione brevi e colgono i più impreparati. Senza un’idea di business sviluppata con un buon livello di approssimazione, risulta difficile concorrere con un progetto di qualità. 

Quindi cosa è necessario fare per non perdere un’opportunità?

Occorre partire per tempo, e focalizzare fin da ora la propria attenzione su piani di investimento coerenti con uno dei sei obiettivi del PNRR che abbiano concrete possibilità di rientrare tra i progetti che verranno finanziati. È quindi fondamentale che ogni impresa individui il proprio potenziale di sviluppo nei campi interessati dai fondi. Partendo dal monitorare il sito del Mise, leggendo le schede riepilogative e la destinazione degli investimenti per farsi un’idea di dove verranno allocate le risorse.

Può citare qualche esempio concreto?

Per esempio il tema della transizione ecologica può ispirare progetti di riciclo o di smaltimento ‘green’ dei propri rifiuti, ovvero di collaborazione tra imprese nell’ottica dell‘economia circolare. Altrettanto dicasi per investimenti finalizzati alla digitalizzazione aziendale, ad esempio con l’introduzione di sistemi gestionali in-cloud, allo sviluppo di canali di vendita on-line, ai servizi alla persona per garantirne una maggior inclusione sociale e penso al mondo della disabilità, spesso lasciato solo, ai servizi eco-sostenibili e ‘smart’ come i pacchetti di turismo ‘green’, acquistabili on-line.
Quanto alle aziende di dimensioni medie, queste potrebbero anche pensare a politiche aziendali inclusive, che migliorino la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, per esempio adottando un regolamento interno che introduca e disciplini alcune ‘facilitazioni’ – lavoro ‘smart’, orario flessibile, disciplina dei permessi etc. – mirate a sostenere quei lavoratori e lavoratrici che abbiano, magari temporaneamente, particolari necessità. Un simile approccio potrebbe anche sfociare nella neo nata ‘certificazione di genere’ (prevista dalle recenti leggi regionale e nazionale sulla parità salariale per le aziende con più di 50 dipendenti, ma applicabile in via volontaria anche a quelle di dimensioni inferiori, ndr) che aprirà la strada a nuovi benefici e sgravi. 

Essere donna e imprenditrice, o libera professionista, oggi costituisce ancora un enorme problema per come è strutturato il mondo del lavoro in Italia. Il forte coinvolgimento del PNRR sul supporto all’imprenditoria femminile può colmare qualche distanza? Qual è lo stato dell’arte?

Il PNRR dedica una parte delle risorse direttamente al sostegno dell’imprenditorialità femminile, ed una parte all’ampliamento del welfare, oggi tragicamente inadeguato per le lavoratrici autonome, specie se giovani, specie se madri.
Nel settembre 2021 il Mise ha già stanziato 40.000.000 di euro di fondi per la costituzione e l’avvio di nuove imprese al femminile nel campo dell’artigianato, del commercio e del turismo, e per il sostegno e l’implementazione di quelle esistenti, oltre che per la diffusione di una cultura imprenditoriale ‘al femminile’. Si tratta, in parte, di erogazioni a fondo perduto, ed, in parte, di accesso a finanziamenti agevolati; le domande dovranno essere presentate in via telematica mediante la piattaforma Invitalia.
Gli ulteriori 400.000.000 di euro stanziati dal Recovery Fund per il progetto ‘Impresa Donna’ arriveranno nei prossimi anni e saranno veicolati, verosimilmente, attraverso appositi bandi regionali.
Ulteriori 50.000.000 di euro sono stati poi stanziati a sostegno delle imprese che sceglieranno la via della certificazione di genere, adottando politiche aziendali volte a superare le differenze salariali e, più in generale, a favorire l’inclusione femminile nelle imprese.
I soldi del Recovery, tuttavia, non saranno sufficienti se non coglieremo l’occasione di modificare strutturalmente e profondamente la struttura culturale del Paese ed il modo di fare impresa, perseguendo quegli obiettivi di crescita economica e sociale voluti dal PNRR.