regime forfettario 2023

Il regime forfettario 2023: scopri tutte le importanti novità


In questo articolo spiegheremo nel dettaglio in che cosa consiste il regime forfettario 2023 e come fare per aderire, quali sono i nuovi limiti e requisiti per poter beneficiare dell’aliquota fissa al 5 o 15%, quali sono gli obblighi fiscali e contributivi, ma anche le agevolazioni garantite ai contribuenti forfettari, i criteri e le soglie da rispettare per beneficiare di questo regime fiscale. Vedremo nel dettaglio cosa cambia, quali categorie rimangono escluse dall’attuale regime forfettario e quali sono state eventualmente le modifiche per quanto riguarda le cause ostative rispetto all’anno precedente.

Le novità del regime forfettario 2023

Cosa cambia per il regime forfettario nel 2023? La grossa novità presentata con l’ultima legge di bilancio 2023 riguardo ai requisiti di accesso e permanenza attualmente in vigore per aderire al regime forfettario è che si alza il limite di ricavi e compensi a 85.000€. Le soglie massime, nel tempo, sono state progressivamente modificate: dal 2019 il limite era già stato incrementato dai 30.000 ai 65.000 euro (per qualsiasi codice ATECO). E oggi sale ancora.
Nel corso degli ultimi anni, con il trascorrere del tempo e con l’approvazione di nuove normative, sono così cambiate le regole fiscali e i criteri per una vasta platea di imprese individuali e liberi professionisti.
Quindi se sei un lavoratore autonomo e possiedi una partita IVA o se sei in procinto di avviare una nuova attività, nei prossimi paragrafi puoi trovare tutte le informazioni per aderire al nuovo regime forfettario 2023, risparmiare sulle imposte, sui contributi e sui costi di gestione della tua partita IVA ed essere in regola con il fisco.

Chi può beneficiare del regime forfettario 2023

Possono accedere al regime forfettario le persone fisiche che esercitano un’attività d’impresa, di arte o professione (incluse le imprese familiari),  il cui insieme di ricavi e compensi non deve superare gli 85.000 € annui. Pena, nel 2024, l’entrata obbligata nel regime ordinario. Restano escluse società e associazioni professionali.
Con una nuova attività, avviata nel 2023, il limite di 85.000 € va ridotto in proporzione ai mesi di operatività. Gli 85.000 euro dovranno essere divisi per i 365 giorni dell’anno e moltiplicati per i giorni effettivi di apertura dell’attività.
In questo modo la soglia si abbasserà proporzionalmente e per beneficiare del regime forfettario non bisognerà eccedere da tale importo ricavato. In questo regime le spese sostenute non hanno rilevanza e quindi sarà sempre importante riferirsi ai ricavi e ai compensi ricevuti e non di reddito.

Regime forfettario 2023: determinazione del reddito

Per determinare il reddito nel regime forfettario bisogna fare il calcolo tenendo conto dei ricavi o compensi percepiti nel periodo d’imposta considerato: al reddito è applicato un coefficiente di redditività, che tiene conto delle spese applicate in modo forfettario. All’imponibile è applicata un’imposta sostitutiva del 5% (per i primi cinque anni), che poi passa al 15%.
Le spese sostenute per l’esercizio dell’attività non possono essere dedotte analiticamente dai ricavi e dai compensi, tranne i contributi previdenziali versati in ciascun periodo d’imposta. A differenza del vecchio regime dei minimi è prevista una deducibilità forfettaria, con un’aliquota in percentuale sul reddito che varia a seconda dell’attività esercitata.
Aderire al regime forfettario prevede l’esclusione dall’applicazione dell’Iva e anche l’impossibilità di detrarre l’Iva sugli acquisti. Inoltre i professionisti sono esclusi dall’applicazione delle ritenute d’acconto e non è prevista l’applicazione degli indici sintetici di affidabilità (ISA).

Requisiti di accesso regime forfettario 2023

Il regime forfettario prevede vari requisiti di accesso e mantenimento per il contribuente.
Il principale requisito riguarda i ricavi e compensi annui, che dovranno risultare inferiori a 85.000 euro, a prescindere dal tipo di attività svolta o che si intende svolgere. Il limite, quindi, è valido per tutti i codici ATECO.
Nel conteggio, comunque, vanno considerati solo i redditi prodotti tramite partita IVA e, nel caso si svolgano due o più attività, bisognerà sommare i ricavi derivanti da ognuna di esse. 
Reintrodotto dalla legge di bilancio del 2020 con modifiche, per beneficiare del regime forfettario, c’è poi il requisito che riguarda le spese per personale dipendente o per lavoro accessorio che non possono superare il limite di 20.000 euro.
Se si possiede infine un reddito da lavoro dipendente o assimilato, riferito all’anno precedente, questo non può superare i 30.000 euro.

Le cause di esclusione

Ci sono tuttavia alcune condizioni che impediscono l’accesso al regime forfettario e che determinano la perdita delle agevolazioni e l’obbligo di passare al regime ordinario.
Tra i soggetti che non possono accedere al regime forfettario troviamo le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini IVA o di regimi forfettari di determinazione del reddito. In particolare: 

  • agricoltura e attività connesse e pesca,
  • vendita sali e tabacchi,
  • commercio dei fiammiferi,
  • editoria,
  • gestione di servizi di telefonia pubblica,
  • rivendita documenti di trasporto pubblico,
  • intrattenimenti, giochi e altre attività,
  • agenzie di viaggi e turismo,
  • agriturismo,
  • vendite a domicilio,
  • rivendita di beni usati, di oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione,
  • agenzie di vendite all’asta di oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione,
  • vendita di rottami o cascami.
  • i soggetti non residenti in Italia. Anche se l’accesso al forfettario è permesso per chi risiede in uno degli Stati membri dell’Unione Europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni, oppure se si producono redditi nel territorio dello Stato italiano che costituiscono almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto;
  • i soggetti che in via esclusiva o prevalente effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili di cui all’articolo 10, co. 1, numero 8), del d.P.R. 633/1972 o di mezzi di trasporto nuovi di cui all’art. 53, co. 1, del D.L. 331/1993;
  • gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che, contemporaneamente all’esercizio dell’attività: partecipano a società di persone, ad associazioni professionali o ad imprese familiari (art. 5 del Tuir), oppure controllano, direttamente o indirettamente, società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni.
  • le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro.

Gli adempimenti contabili

Per quanto riguarda gli adempimenti contabili, i contribuenti forfettari sono esonerati dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili, ma sono tenuti a rispettare alcuni adempimenti:

  • numerare e conservare le fatture d’acquisto e le bollette doganali;
  • certificare i corrispettivi. L’esonero vale soltanto per le attività previste dall’art. 2 del d.P.R. 696/1996 (cessione di tabacchi, giornali, carburanti).
  • presentare la dichiarazione dei redditi nei termini e con le scadenze ordinarie.

Inoltre, il soggetto che adotta il regime forfettario è tenuto a riportare in fattura la seguente dicitura: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014, e articolo 1, commi da 111 a 113, della Legge n. 208/2015. – Regime forfettario”.
Per quanto concerne gli esoneri invece, i contribuenti forfettari operano in un regime di franchigia dell’Iva, e sono quindi esonerati da buona parte degli adempimenti previsti dalla normativa sull’imposta sul valore aggiunto.

Le principali caratteristiche da un punto di vista Iva del regime sono:

  • divieto di esercitare il diritto alla detrazione dell’Iva assolta, dovuta o addebitata sugli acquisti;
  • l’esonero dalla registrazione delle fatture emesse, di quelle di acquisto e dei corrispettivi;
  • l’esonero dalla liquidazione e versamento dell’Iva;
  • l’esonero dalla dichiarazione Iva.

Il regime forfettario 2023 e la fatturazione elettronica

L’articolo 18 del DL n. 36 del 2022, dallo scorso luglio, ha esteso anche alle partita IVA che applicano il regime forfettario l’obbligo di emettere fattura elettronica. Lo ha però previsto in due tempi: dallo scorso 22 luglio per tutti coloro che dimostravano un ricavo superiore ai 25.000 euro. Dal 1 gennaio 2024 invece sarà per tutti i soggetti.

Aprire un ecommerce con regime forfettario

L’attività di ecommerce o di vendita online può essere effettuata anche attraverso il Regime Forfettario. Ad oggi il settore del commercio online è tra i più diffusi dell’economia, ma ci sono tantissime imprese del settore che chiudono ogni giorno dall’elevata concorrenza nel settore. Restare in questo ambito a lungo non è semplice e per questo motivo anche la leva fiscale può fare la differenza per restare sul mercato.
Il regime forfettario offre sicuramente interessanti vantaggi per chi opera in ecommerce, ma bisogna prestare attenzione.
Se possiedi già un negozio fisico e vuoi passare anche al canale di vendita online il Regime Forfettario non è il miglior regime fiscale per te.
Mentre se operi solo online e non hai grossi costi di gestione (per esempio il drop-shipping), il Regime Forfettario può venire in tuo aiuto.
Per i venditori online che non superano gli 85.000 euro di fatturato annuo il Regime Forfettario costituisce l’opzione fiscale più conveniente.
Con questo regime è possibile beneficiare di un importante vantaggio come l’esenzione IVA: ciò significa offrire prezzi di vendita competitivi per il mercato e, inoltre, i contribuenti in Regime Forfettario pagano un’imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque anni di attività, poi l’aliquota passa al 15% a regime. L’aliquota si applica sul reddito imponibile, che nel caso delle vendite online è pari al 40% del fatturato annuo.
Facciamo un esempio: se vendi un bene a 1.000 euro il tuo reddito, su cui paghi tasse e contributi, è di 400 euro, mentre 600 euro sono i tuoi costi forfettari. Questo significa che se il bene venduto (e i relativi costi diretti e indiretti) sono inferiori a 600 euro, hai un grande vantaggio ad applicare questo regime fiscale.
Al contrario invece il regime potrebbe non essere conveniente, ma ti consigliamo di rivolgerti al nostro ufficio contabilità: potremo darti le risposte che cerchi.

Gli aspetti contabili per gli ecommerce in regime forfettario

Anche gli adempimenti contabili in Regime Forfettario sono semplificati. Il tutto, quindi, si traduce in un ulteriore vantaggio sia di ordine pratico che economico. I costi di gestione di una partita IVA in Regime Forfettario sono relativamente contenuti.
Aspetto importante è che rispetto ad altri regimi fiscali non vi sono obblighi legati alla Fatturazione Elettronica. Proprio su questo aspetto, una particolarità è legata alla tenuta del registro dei corrispettivi per gli ecommerce in regime forfettario.

Regime forfettario e ecommerce: domande e risposte

Con il regime forfettario posso aprire un ecommerce?
Sì. I soggetti in regime forfettario possono aprire un ecommerce, il tutto beneficiando delle stesse semplificazioni che riguardano le vendite a distanza.

È conveniente il regime forfettario per un ecommerce?
Il Regime Forfettario per gli ecommerce è conveniente quando vi sono volumi di fatturato annui sotto gli € 85.000 e quando i costi relativi al prodotto venduto non superano il 60% del prezzo di vendita finale.

Come si certificano le vendite di un ecommerce in regime forfettario?
Un ecommerce in regime forfettario certifica le vendite ai privati attraverso la tenuta del Registro dei Corrispettivi. Le vendite effettuate verso altre imprese devono essere certificate dall’emissione di Fattura.

Si applica il Registro dei Corrispettivi all’ecommerce forfettario?
Sì: il Registro dei Corrispettivi, nel Regime Forfettario, deve contenere la somma delle transazioni effettuate giornalmente e le eventuali transazioni per le quali è stata già emessa la fattura (su richiesta del cliente). Nel Registro dei Corrispettivi i forfettari indicano solo l’importo della cessione, senza l’indicazione dell’IVA.

Se hai qualsiasi altro dubbio o necessità in merito al regime forfettario 2023 ma anche ad altri regimi, ti ricordiamo che gli uffici di CNA sono a tua disposizione.

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