Le imprese artigiane, ostaggio dei rincari di energia e materie prime, non ci stanno: “Gli ecobonus sono diventati trappole”


Il costo dell’energia è arrivato praticamente a raddoppiare, a gennaio 2022, rispetto allo stesso mese di soltanto un anno prima. Come se non bastasse questa allarmante condizione, con la gestione di un periodo pandemico che è ancora ampiamente nel vivo del suo decorso, con tutte le criticità che questo comporta, installatori e costruttori, quel tessuto di artigiani e PMI coinvolto nelle ristrutturazioni spinte dai bonus statali, sta vivendo un periodo ancora più complicato per via del costante aumento delle materie prime: una condizione che, è facile comprenderlo, si ribalta ulteriormente sui costi delle lavorazioni e sulle tempistiche, creando una vera e propria emorragia del sistema produttivo. Che a cascata si ripercuote sulle famiglie e sui consumatori. Si tratta di un circolo vizioso che rende tutti scontenti: da una condizione iniziale e ideale che avrebbe dovuto dare impulso alle imprese e permettere il recupero degli immobili per i privati a costi contenuti sta diventando un vero e proprio boomerang per tutti: con l’aggravante dell’aumento dei costi dell’energia.

Tutto aumenta e il bonus del 110% sgambetta le imprese con le regole che cambiano in corso d’opera

Se le agevolazioni per il 50% o il 65% non creano particolari problemi alle imprese artigiane e ai piccoli installatori, pur generando qualche sorpresa sul reale risparmio per i consumatori, il vero nodo del problema per le imprese resta il super bonus 110 che sta arrivando alla scadenza fissata dal governo, in un momento congiunturale nel quale moltissimi cantieri aperti sono rallentati o fermi a causa di una scarsissima reperibilità delle materie prime: un bonus gestibile, che con il ritardo sugli approvvigionamenti delle materie prime e le perplessità legate alle continue novità, è diventato più che un’insidia.
I materiali, quando si trovano, sono soggetti ad un rincaro dei prezzi decisamente poco sopportabile per le imprese. E se è difficile andare a chiedere il sovra prezzo ai clienti, è altrettanto vero che l’esponenziale crescita dei costi debba essere assorbita da qualcuno. Ed è così che le imprese di installatori e le imprese edili si vengono a trovare in un vero e proprio collo di bottiglia.

Roberto Botosso – presidente Unioni Costruzioni di CNA Biella e Davide Marcello – presidente Unione Installazione Impianti di CNA Biella vanno con praticità diritti al punto per dare un’idea più precisa del fenomeno dei rincari: “Negli ultimi mesi il costo del legname per l’edilizia è raddoppiato, quello degli isolanti derivati dal petrolio ha subito un incremento del 40%, il ferro è aumentato del 130%, mentre anche l’acciaio è raddoppiato. Il costo del rame è salito. Ci sono poi una serie di costi, come quello degli inerti, che è cresciuto per via dei rincari del gasolio e dell’energia per l’estrazione. E anche il sacco di cemento ha subito quasi del 20% di aumento”. Una congiuntura sfavorevole che porta addirittura al paradosso: “Sembra assurdo – conclude Marcello – ma in questo periodo il consiglio migliore che posso dare ai miei clienti, contro il mio stesso interesse, per chi non ha fretta, è di aspettare e rimandare il lavoro

Rispettare le scadenze? Un’impresa impossibile

L’irreperibilità delle materie prime rende quasi impossibile rispettare i preventivi. Spiega ancora Davide Marcello: “Ci sono quattro aspetti rilevanti che mettono in seria difficoltà le imprese: il primo è il tempo necessario per l’approvvigionamento, il secondo è che la consegna non è garantita al momento dell’ordine. Poi non è detto che l’ordine venga rispettato in termini di costi e quindi, alla fine, è evidente che diventa difficile andare a chiedere il sovra costo al cliente”.

Per gli interventi da agevolazione con bonus sta diventando così sempre più complicato rispettare le scadenze, specie se la deadline è fissata nel giugno 2022, data entro la quale, ad oggi, è richiesto il 30% di realizzazione.

Nella migliore delle ipotesi le imprese si trovano nella condizione di dover fare lavori di corsa. I 1400 artigiani in Italia erano un’eccellenza oggi, con questo scenario, diventa difficile persino mantenere il livello di qualità. Senza contare le eventuali penali. Ma allora cosa si può fare? Spiegano ancora i due artigiani di CNA Biella: “Prendiamo i ponteggi. Un anno fa costavano la metà di quanto costano oggi. In un anno sono aumentati del 100%. È aumentata la richiesta, è rallentata la produzione di nuovi pezzi e così, non trovandosi con una domanda crescente, il prezzo è lievitato. Condizione che vale anche per il resto. Ed ora si paventano problemi sul saldo dei bonus. A questo punto non ci sono molte soluzioni: per evitare stalli che non portano alla conclusione del lavoro, ma neppure ai pagamenti, servono linee guida chiare. E serve rivedere il tema delle scadenze fissato dal governo e per il futuro servirebbe un calcolo preventivo delle coperture sulla base delle domande verificate perché diversamente provvedimenti che nascevano con l’obiettivo di aiutare le imprese oggi, paradossalmente, stanno rischiando di affossarle”.

Un appello, quello di CNA Biella, che trova forti riscontri anche a livello nazionale.
Le Confederazioni dell’artigianato e della piccola impresa ribadiscono infatti l’urgenza di superare le forti restrizioni alla cessione dei crediti connessi ai bonus edilizi che stanno paralizzando gli investimenti, fermando i cantieri e provocando danni alle imprese che hanno praticato lo sconto in fattura.

Un questionario per comprendere lo stato delle imprese

CNA sottolinea che le modalità e i criteri per il riconoscimento dei benefici che sono stati oggetto di modifica ripetutamente solo nell’ultimo mese hanno contribuito ad alimentare incertezza tra le imprese ed i cittadini.

In relazione a ipotesi di un nuovo provvedimento a breve per sbloccare le operazioni di cessione del credito, CNA chiede al Governo la convocazione di artigiani e piccole imprese per un confronto costruttivo per individuare le soluzioni più efficaci per non bloccare il mercato. Ad oggi, l’articolo 28 del Decreto Sostegni ter, da poco approvato dal Consiglio dei ministri, è ciò che limita la possibilità di cedere i crediti ad un solo soggetto. Si tratta di una norma che, introdotta con lo scopo di ridurre le frodi, sta invece generando un impatto negativo sull’attività delle imprese che applicano lo sconto in fattura.

Per analizzare gli effetti della nuova normativa sulle imprese dell’edilizia, dell’installazione di impianti e dei serramenti, CNA ha elaborato il seguente questionario accessibile al link https://it.surveymonkey.com/r/SOSTEGNI_TER o direttamente sulla homepage del sito www.cna.it.

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