Rincari dei costi dell’energia per le imprese, Pirali: “Bisogna parlarne di più. Servono risposte immediate o si rischia un disastro”.


In pochi mesi, quello che per le imprese poteva sembrare uno scenario cautamente ottimista (ancora recentemente è stato registrato un aumento del PIL del 6,5%, ndr) rischia oggi di trasformarsi in un momento di seria preoccupazione. I rincari del costo dell’energia  stanno incidendo pesantemente sulle realtà produttive medie e piccole e sulle ditte artigiane, che si trovano già a dover fare i conti con  un periodo di difficoltà e adattamento che dura ormai da quasi due anni. Condizione a cui si aggiunge un clima che sta impattando pesantemente sulla vita degli imprenditori e delle famiglie.

Gionata Pirali, presidente di CNA Biella, analizzando la situazione dal suo osservatorio sulle imprese, denuncia rischi di chiusura e un concreto pericolo sociale e lancia un forte allarme,  chiedendo risposte urgenti e rapide al Governo.

Tutta CNA, a partire dalle varie sedi territoriali che rilevano le criticità, essendo a contatto con gli imprenditori e le imprese, deve farsi sentire a gran voce e con urgenza per evitare il collasso di un intero sistema. Si tratta evidentemente di un problema nazionale, ma che passa attraverso le Regioni e ricade sui territori. Avendo una visione allargata, dal Piemonte a Roma, posso dire che le esigenze delle imprese sommano a più di quanto sino ad ora è stato stanziato”. I fondi negli ultimi mesi non sono mancati: 10,2 miliardi di euro in totale e in particolare sono stati stanziati 1,2 miliardi a luglio, 3,5 a ottobre e 1,7 miliardi nei giorni scorsi. Ma sono insufficienti. E se da un lato si chiedono al Governo maggiori risorse, dall’altro si richiama anche il tempismo degli aiuti. Continua Pirali: “Il bisogno è adesso. Il denominatore tempo è fondamentale per far restare le imprese aperte. Non si tratta di costi differibili perché le imprese stanno spendendo ora per pagare le bollette. Più tempo passa e più le aziende si avvicinano al punto critico. Se ci mettiamo sei mesi a stanziare le risorse non si tratterà più di un supporto per molti”.

I rincari vanno calmierati ora, ma servono risposte certe per contrastare il problema nel futuro

I rincari arrivano in un momento già di forte contrazione e toccano tutti: è come se di punto in bianco raddoppiasse il costo della vita. È evidente che, visto il momento di enorme emergenza, il Paese sia ritardo. È mancata una certa dose di programmazione e di lungimiranza, spiegata dal fatto che il problema, con i rischi correlati, era noto da tempo. Anche su questo punto il presidente di CNA Biella non ha dubbi: “Sicuramente le avvisaglie c’erano, ma ora è necessario correre ai ripari in tempi brevissimi. E poi, al contempo, è necessario governare il problema per evitare che diventi strutturale. Le cose dovranno andare meglio per forza, perché le imprese non sono pronte ad attutire un colpo del genere. E poi c’è un elemento in più da considerare: l’imprenditore affronta il tema delle 12 ore in azienda e le altre 12 a casa, con la famiglia. Una condizione che può portare più velocemente alla chiusura dell’azienda, perché prima di andare a vivere in strada si chiude l’attività, quando si subisce un doppio esorbitante aumento dei costi. Queste sono proprio quelle situazioni che siamo chiamati, come associazione di categoria, a tutelare maggiormente”. 

L’aumento dell’energia sta incidendo su tutte le attività, ma qualcosa si può fare 

CNA da sempre tutela le imprese e in particolar modo la vita degli imprenditori. E considera la crisi del momento un tema centrale nell’agenda delle priorità. Ma la discussione nazionale resta piuttosto sotto tono, talvolta in secondo piano. Conclude Pirali: “Purtroppo se ne sta parlando poco. E questa cosa mi preoccupa molto perché sembra che si voglia distogliere l’attenzione da una problematica gravissima. Il nostro osservatorio biellese mi dice che il manifatturiero, collegato alla filiera del tessile e costituito dai piccoli terzisti, ne sta uscendo fortemente penalizzato. Ma da lì, a scalare, lo scenario è pessimo per moltissime attività: i parrucchieri con phon e caschi, i bar con le macchine per il caffè e le luci e via dicendo”.

In attesa dei sostegni del governo, immaginando una soluzione strutturata dopo gli aiuti, oggi esiste qualche soluzione? Il presidente di CNA Biella è piuttosto sicuro: “Una richiesta per modificare strutturalmente la questione esiste e CNA la sostiene da tempo. Quando parliamo di costo della bolletta, il prezzo per la materia prima energia incide, per le piccole aziende italiane, poco oltre il 45% del totale della fattura. Questo significa che oltre la metà del costo dipende dagli oneri di sistema e le imposte oltre, in parte minore, alle spese per il trasporto e la gestione del contatore. Su questo è necessario far leva perché ad essere maggiormente penalizzate da questa situazione sono proprio le piccole imprese e le famiglie. Dobbiamo poi pensare agli scaglioni per le accise. Non tutti i piccoli possono usufruirne, ma oggi, da parte di tutti, è richiesta una maggiore attenzione. Non dico di saltare da un fornitore all’altro, ma consiglio a chi possiede un’attività di verificare attentamente la congruità dei costi, mettendo mano alla bolletta poiché il momento lo richiede. Sono temi su cui CNA sta lavorando e chi avesse voglia di approfondire lo invito di rivolgersi ai nostri uffici per poter ricevere consigli dai nostri consulenti”.

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