Il dopo Coronavirus: l’urgenza di ripartire a catena

Come hanno dimostrato i dati dell’Osservatorio Micro e Piccole Imprese di CNA Piemonte, promosso insieme al Community Research and Analysis del professor Daniele Marini sullo specifico caso Coronavirus, il sistema dell’artigianato e della micro e piccola impresa piemontese ormai è allo stremo. La ripartenza, ora più che mai, è necessaria con il massimo della sicurezza nei confronti di datori di lavoro, dipendenti e clienti.

Infatti, i settori chiusi fin dalle prime settimane di blocco ormai hanno azzerato i propri fatturati e, per sperare di sopravvivere, devono al più presto riprendere le attività. Tutto questo, però, in una logica di concatenazione, perché anche questa volta il mondo artigiano e delle micro imprese ragiona in termini di processi e non come singoli operatori: solo uniti ce la faremo.

 

Dal dato piemontese a quello biellese: le risposte delle nostre imprese

Analizzando l’indagine condotta da CNA Piemonte e prendendo in esame i dati del nostro specifico territorio, al momento si evince che le aziende biellesi sono obiettivamente preoccupate riguardo al tema cardine della liquidità.

Ma questa è solo una delle criticità maggiori: vediamo nel dettaglio qual è il riscontro fornito dal campione di imprenditori e imprenditrici biellesi che hanno risposto all’indagine proposta da CNA.

Le imprese tra crisi e necessità di ripresa

Le aziende associate a CNA Biella appartengono a diverse categorie e oltre il 40% di coloro che hanno risposto al sondaggio in oggetto sono lavoratori autonomi: si va dall’artigianato al commercio, dal libero professionista alla piccola industria fino al rappresentante.

Oltre il 70% di queste imprese in questo contesto hanno dichiarato di aver sospeso la propria attività lavorativa per l’emergenza Coronavirus e per effetto del decreto del Governo.

Per quanto riguarda le aziende con dipendenti che hanno specificato se hanno utilizzato o utilizzeranno in futuro ammortizzatori sociali, sono preoccupanti soprattutto i seguenti dati, come è possibile vedere nel grafico sottostante: quasi il 40% di queste, quando si potrà per legge, usufruirà dei licenziamenti, il 64% della cassa integrazione e il 36% chiederà ai propri dipendenti di rinunciare al proprio stipendio.

A questo proposito il nostro Presidente, Gionata Pirali, ha sottolineato come questo dato faccia capire chiaramente la portata epocale dell’emergenza Covid-19, qualcosa che non era in nessun modo lontanamente pensabile fino a pochi mesi fa. Rappresenta  il controvalore in termini di “lavoro” di un danno difficilmente recuperabile a breve termine dall’economia italiana che va parallelamente al dato drammatico sociale delle perdite di vite umane.

Se le nostre piccole imprese pensano di adottare le misure riportate nel grafico in quei termini percentuali significa che ad oggi non hanno percepito una ripartenza positiva e strutturata. Per questo il lavoro della CNA è oggi ancora più centrale nel sistema produttivo, perché siamo chiamati a far sì che, attraverso nuove procedure concordate con il Governo, che siano chiare e immediate, sia permesso a tutti di ripartire velocemente per recuperare il tempo perso. Vogliamo assolutamente una riapertura consapevole e sicura per tutti. 

 

Parlando invece di che cosa hanno intenzione di fare le imprese nel breve periodo per fronteggiare la crisi, possiamo constatare che il sentimento comune è quello di poter riaprire al più presto in totale sicurezza e, nell’attesa, dedicarsi ove possibile ad attività gestibili in modalità smart working, al marketing aziendale e alla propria salute.

Passiamo ora alla questione Istituti di Credito.

Come puoi vedere dal grafico, la maggior parte delle imprese biellesi (quasi il 58%) non è riuscita a contattare o a ottenere dalla propria banca l’utilizzo della moratoria (ovvero il rinvio) dei pagamenti dei finanziamenti in essere come previsto dal decreto governativo.

Un dato sicuramente allarmante, come ha precisato il nostro Presidente: “Il tema della liquidità e delle moratorie è sicuramente centrale per la sopravvivenza delle imprese. Il Decreto Cura Italia non ha sicuramente previsto termini di accesso alle moratorie fruibili dalla maggior parte delle PMI, lasciando, di fatto, amplia discrezionalità agli istituti di credito sull’applicazione del decreto ai prodotti finanziari erogati. Ad esempio, alcuni istituti hanno esteso le moratorie anche ai prestiti personali, a differenza di tanti altri che li hanno esclusi così come previsto dalla norma. A ciò si aggiunge il fatto che la maggior parte delle scadenze fiscali sono state mantenute al di fuori delle moratorie, creando così un’elevata tensione finanziaria alle imprese e ai cittadini. CNA, dal giorno seguente la pubblicazione del decreto, ha chiesto con forza l’ampliamento dei criteri di accesso alla moratoria con risultati parzialmente positivi, i cui effetti saranno percepibili a breve”.

Riguardo alla richiesta di prestiti alle banche per garantirsi un po’ di liquidità, i nostri associati hanno per il 57% risposto negativamente; il 54% ha poi precisato che per far fronte alla crisi utilizzerà nel breve-medio termine risorse economiche personali.

Questo è un dato certamente culturale, tipico del nostro territorio che, in un momento di grande difficoltà e prima ancora di collaborare con gli Istituti di Credito, preferisce metter mano ai propri risparmi, spinto dalla paura e dal clima di incertezza legato al futuro.

“Ottenere della liquidità in questo periodo è sostanzialmente per le imprese lo spartiacque tra restare aperti oppure chiudere. Vero è che il nostro tessuto imprenditoriale biellese è sempre stato parsimonioso e lungimirante nell’accantonare risorse, ma una crisi così grande e generalizzata è destinata a mettere a dura prova anche loro.

Per questo abbiamo richiesto e ottenuto, insieme all’Amministrazione Comunale di Biella, l’istituzione di un tavolo con i principali istituti di credito affinché l’accesso ai fondi stanziati nel Decreto Liquidità sia il più veloce possibile, con modulistiche uniformate e tempi di erogazione effettivi garantiti.

Le nostre aziende sono anche clienti degli istituti di credito, pertanto anche queste ultime hanno interesse ad aiutarle affinché possano ottenere della liquidità necessaria per pagare spese fisse e fornitori. Principalmente abbiamo lavorato sul plafond per i prestiti di importo non superiore al 25% del fatturato fino a un massimo di 25.000 euro, rilevando il fatto che questa sia la misura più richiesta dalle imprese.

Il frutto di queste concertazioni è stata la condivisione di un vero e proprio “patto del credito” locale, che impegna le banche a valutare con la massima disponibilità le richieste di accesso al credito delle imprese nonché a garantire un tempo estremamente veloce di evasione della pratica”, sostiene il nostro Presidente a questo proposito.

Veniamo adesso all’opinione che le imprese hanno riguardo alle iniziative che la CNA dovrebbe promuovere per aiutare la ripresa.

Queste le principali azioni individuate:

  • richiedere l’attivazione dello sgravio sulle tassazioni;
  • ottenere dal sistema bancario e il sistema pubblico per l’erogazione di maggiore liquidità per le imprese del territorio;
  • richiedere forti incentivi per ogni singolo settore per favorire le assunzioni (o riassunzioni);
  • sostenere piani di rateizzazione per pagare tutto quello che è sostenibile.

 

La ripresa, quella vera

Partendo dal presupposto che per molti imprenditori la ripresa vera e propria si avrà a partire da maggio e per altri da settembre in avanti, abbiamo ora un dato positivo: il 67% di loro sostiene di riuscire a riattivare tutti i contratti di lavoro che aveva prima del Coronavirus.

Concludiamo con altri due dati importanti.

Per oltre la metà delle imprese del territorio che hanno risposto all’indagine la responsabilità principale per far ripartire l’economia è del Governo, mentre per il 37% dipende da tutti e dalla nostra capacità di cooperare al meglio.

Mentre in merito alla stima sulla perdita dei guadagni per il 2020 la maggioranza delle imprese individua il valore tra il 21 e il 40%, nonostante fosse positivo il dato sulla ripresa quasi totale dei contratti in essere prima dell’emergenza sanitaria.

A prescindere dal fatto che questa analisi porta i dati di una seppur minima fetta di imprenditori e imprenditrici biellesi, per noi di CNA Biella risulta fondamentale parlare di una ripresa consapevole, necessaria e urgente, sempre e comunque dando priorità alla sicurezza e alla salute delle persone.

Analizzati i problemi, le preoccupazioni e le difficoltà in cui si trovano le nostre aziende, è importante ricordare che sarà indispensabile ottenere dallo Stato una proroga di almeno 2 mesi riguardo alle decisioni prese in aiuto alle PMI (cassa integrazione, sospensione dei pagamenti e delle tasse, ecc).

In definitiva, la crisi che stiamo drammaticamente vivendo in questi mesi, generata da un’emergenza sanitaria così improvvisa e grave nelle sue conseguenze umane, economiche e sociali, ci pone davanti a tutte le carenze e le distorsioni del Paese. Parliamo di carenze amministrative, organizzative, strutturali e di pianificazione dello sviluppo industriale ed economico; carenze che erano visibili anche prima dell’attuale crisi ma che venivano sempre rimandate a epoche migliori.

Ora è il momento di trovare le giuste e tempestive soluzioni che consentano di ripartire con rinnovato slancio ed entusiasmo. CNA Biella insieme a tutto il sistema, CNA Piemonte e CNA Nazionale, vuole essere promotrice e sostenitrice di una ripresa sistematica, di una ripresa a catena: tutti i pezzi dell’ingranaggio devono essere ben agganciati, dalla grande industria alla piccola bottega artigiana, nessuno escluso, altrimenti sarà impossibile per il nostro Paese riprendere la giusta strada e uscire dalla crisi innescata dal Covid-19. 

Ma noi ne siamo sicuri: insieme, ce la faremo.

#andràtuttobene

Biella, 27 aprile 2020