Venerdì 15 novembre 2019 si è svolto presso Palazzo Ferrero a Biella il primo convegno organizzato dal nostro Gruppo Giovani Imprenditori, in occasione del 50° Anniversario della nostra Associazione, che ha visto la partecipazione di circa 80 persone.

La serata aveva come obiettivo quello di porre l’attenzione sulla figura del freelance, che in Italia ad oggi risulta essere poco tutelata, se non del tutto dimenticata dallo Stato.

Ha dato il via con i saluti istituzionali il Presidente di CNA Biella Gionata Pirali, a cui sono seguiti quelli del Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori Andrea Valentini, dopodiché ha aperto la prima parte del convegno, di natura prettamente politica, Filippo Miotto, web marketing consultant e Vice Presidente del Gruppo Giovani.

 

Miotto ha esordito facendo riflettere la platea sulla mancanza di tutele rivolte ai liberi professionisti, a partire da ridicole indennità di malattia e maternità, nessun controllo sulla nocività e le condizioni di lavoro, nessuna continuità del rapporto lavorativo, nessuna tutela in caso di mobbing e nessuna tutela in caso di disoccupazione.

Ha poi proseguito ponendo l’accento sulla figura del lavoratore freelance che non diventa mai dipendente dell’azienda per cui lavora, cioè viene “ingaggiato” per il tempo necessario all’impresa per coprire una posizione vacante (per esempio maternità, lunga malattia) o per coprire particolari “punte” di produzione oppure per raggiungere obiettivi specifici. Dato che questa forma di offerta di lavoro è molto conveniente per le aziende, il numero di questi lavoratori crescerà e si prevede che entro il 2027 arriverà negli Usa a coprire il 50% di tutta la forza lavoro, ovvero circa 60 milioni di persone (studio Edelman 2017).

Miotto ha concluso il suo irriverente intervento spiegando alla platea quanto sia evidente che, per un lavoratore che non ha tutele e che non ha continuità lavorativa, la qualità della vita sarà a livelli bassi. Non solo, lavoratori di questo tipo generalmente hanno poco accesso al credito, una scarsa fiducia nel futuro e conseguentemente consumeranno meno. La cosa disarmante è che, come illustrano i dati della ricerca americana sull’aumento di freelance, questi problemi riguarderanno una fascia di popolazione sempre più ampia. Se lo Stato non interviene subito tutelando i lavoratori freelance ci ritroveremo a breve con una grossa fetta di lavoratori poveri, flessibili e senza tutele degne di questo nome.

 

A questo punto ha preso la parola l’Avvocato Riccardo Biasetti, membro del Gruppo Giovani, che ha moderato la chiacchierata con il mondo della politica locale rappresentato dal Senatore Gilberto Pichetto Fratin, l’Assessore al lavoro della Regione Piemonte Elena Chiorino, il Segretario Regionale PD Piemonte Paolo Furia e l’Assessore alle attività produttive del Comune di Biella Barbara Greggio.

Il talk prevedeva 4 minuti a disposizione a testa per controbattere alle specifiche domande che il gruppo dei giovani aveva preparato, toccando tutti i punti per loro più importanti e su cui c’era l’esigenza di avere un confronto.

Il primo punto ben descritto da Biasetti ha riguardato la differenza di tutele e diritti sociali di un freelance rispetto ai lavoratori dipendenti: i primi, infatti, non hanno il sostegno di un ordine professionale di riferimento e di una cassa previdenziale dedicata in quanto sono ancora “nuove professioni” non specificatamente regolamentate. Ai quattro ospiti è stato chiesto come si può garantire loro un’adeguata tutela, soprattutto in riferimento ai periodi di inattività.

Barbara Greggio, anche lei libera professionista senza una cassa previdenziale, ha ricordato che anche lei si riconosce in questa scelta di libertà tipica dei freelance, che però deve fare i conti con un rischio d’impresa che bisogna fronteggiare creando reti, relazioni e filiere tra freelance. Ha inoltre sottolineato l’importanza della formazione e dell’aggiornamento continuo tipico di questa categoria (senza essere una vera categoria).

Elena Chiorino, che era una partita Iva fino a 6 mesi fa, ha sottolineato di conoscere molto bene le problematiche della condizione di freelance, anche perché nel mentre ha avuto un figlio, continuando a lavorare fin dalle primissime settimane dopo il parto. Per lei fa tutto parte di questa scelta di libertà che si fa a monte quando si apre un’attività in proprio, così come anche il periodo di inattività temporaneo, che può capitare e che bisogna mettere fin da subito in conto. Essendo in tanti e non essendo considerati dalle istituzioni, secondo Chiorino bisogna organizzarsi in gruppi associativi proprio per farsi ascoltare.

Paolo Furia, ricercatore universitario, ha raccontato che anche lui ha la gestione separata e non ha tanti diritti proprio come i freelance, ribadendo che in Italia oggi avere un lavoro autonomo è molto simile all’avere un lavoro precario. Secondo lui è importante riconoscere che ci sono anche situazioni più disagiate, ad esempio quei contratti precari (a progetto, a collaborazione occasionale), in cui si guadagna molto poco, tolte le tasse: per questo propone un’indennità di disoccupazione per figure come queste.

La seconda domanda posta da Biasetti riguardava invece il regime forfettario: la stragrande maggioranza dei freelance non può detrarre le spese effettive, in quanto è la legge che stabilisce un forfait detraibile, indipendentemente da quanto concretamente speso. Per molti freelance questo forfait disincentiva gli investimenti e non tiene conto di quanto siano gravose le spese per hardware/software avanzati, licenze e aggiornamento.

Agli ospiti sul palco è stato chiesto quali correttivi dovrebbero essere adottati per risolvere questo problema e Barbara Greggio ha sostenuto la tesi secondo la quale il freelance non è una categoria ma una persona organizzata che deve studiare il proprio business plan e magari cambiare il regime ogni anno, se serve. La manovra 2020 sulla legge di bilancio introdurrà delle novità su tassazione e fiscalità: i freelance dovranno analizzare e conservare tutta la propria documentazione e imparare dal proprio storico a calibrare le proprie finanze, proprio come se fosse un lavoro svolto per un esterno, per un cliente, ha ribadito l’Assessore.

Chiorino invece ha lamentato il fatto che vi sono politiche che vogliono controllare e ostacolare troppo i freelance, anziché aiutarli: controlli volti a scoraggiarli e a trovare cavilli in fase di denuncia dei redditi. Per lei servirebbe una maggior tutela e un aiuto dallo Stato.

Furia, dal canto suo, ha sottolineato che per lui la soglia di 65.000 euro lordi annui con tassazione al 15% è giusta, ma la manovra finanziaria dovrebbe prendere in considerazione che per alcuni casi non è facile rientrarvi per via dei costi di strumentazione e delle spese.

Pichetto ha infine ricordato che il forfettario non sarà lo stesso della manovra, sarà diverso, ma ci sarà.

Ed ecco l’ultima domanda del talk politico inerente l’accesso al credito, la partecipazione a bandi e misure quali voucher, pensati per la piccola e media impresa. Nel caso specifico Biasetti ha chiesto ai relatori presenti di illustrare al pubblico quali riforme pensano di implementare per migliorare il panorama delle agevolazioni.

Chiorino vorrebbe destinare dei fondi alle nuove startup del territorio e in qualità di Assessore al lavoro della Regione Piemonte sta proprio lavorando sulle politiche al microcredito.

Per Furia l’accesso ai fondi è troppo difficile per i più piccoli, andrebbero resi più accessibili attraverso dei meccanismi di formazione da svolgersi in cooperazione, ma servirebbe una razionalizzazione del governo centrale e l’Italia dovrebbe essere più generosa con quei progetti che hanno un margine di sviluppo in un momento storico come quello che stiamo vivendo.

Secondo Pichetto invece chi ha un ruolo sindacale dovrebbe supportare di più i freelance e bisognerebbe avvicinarsi di più al sistema europeo di accesso al credito, che ha un modello di garanzia più comparativo.

Greggio ha concluso la chiacchierata partendo dalle soluzioni possibili: serve una sinergia a livello nazionale, regionale e locale tra la politica e le associazioni di categoria. Va fatto un pressing massiccio alle banche e per lei bisogna rivedere gli Isa (indici sintetici di affidabilità); infine, è sempre più fondamentale il network con l’Europa.

Conclusa la prima parte ha preso la parola Valentini che, congedando gli ospiti sul palco, ha sottolineato il punto focale di questo convegno, ovvero che oggi ci vuole una visione ampia e allargata che non tenti di risolvere solo l’emergenza di un momento preciso, ma che tenga gli occhi puntati su due direzioni differenti: da una parte, per guardare a un futuro in cui ci possa essere crescita imprenditoriale, e dall’altra per soddisfare l’ambizione personale e il desiderio di migliorare la propria vita.

L’obiettivo del gruppo e di questo convegno, ha ribadito Valentini, è proprio quello di far riflettere tutti i presenti sugli ostacoli che come Giovani Imprenditori incontrano quotidianamente nel cercare di essere più competitivi e professionali nel proprio lavoro. “Sappiamo anche, però, che non possiamo soltanto chiedere perché le risorse, gli accordi e le manovre (regionali o nazionali) si basano sempre sui compromessi”. Valentini ha concluso chiedendo agli ospiti del dibattito politico di usare le risorse del Gruppo Giovani CNA perché loro hanno il polso della situazione, di confrontarsi su ciò che può essere migliorato e di stupirli proponendo loro di instaurare una sinergia tra due mondi (quello della politica e quello del lavoro) che spesso non si parlano.

Terminata la parte più formale, tradizionale e politica, i toni si sono finalmente alleggeriti e sono tornati ad essere quelli consoni a un gruppo di giovani freelance. È a questo punto che Azzurra Maggia, consulente di web marketing e membro del Gruppo Giovani, ha invitato sul palco e intervistato due giovani imprenditrici digitali o, come i media amano chiamare, due “influencer” conosciute a livello nazionale e non solo: Lucia Cuffaro del blog Autoproduciamo.it e Chiara Cecilia Santamaria del blog machedavvero.it.

La prima, Lucia Cuffaro, è blogger, attivista, scrittrice, curatrice di una rubrica ecologica su RaiUno e Presidente Nazionale del Movimento per la Decrescita Felice.

La seconda, Chiara Cecilia Santamaria, è content creator, scrittrice, youtuber, blogger, mamma freelance che dopo l’esperienza londinese è ritornata con la famiglia in Italia.

Le due giovani imprenditrici hanno raccontato le proprie esperienze, simili ma anche molto diverse, parlando l’una di come la sua vita di attivista faccia tuttora parte del suo lavoro (e di quanto importante sia la collaborazione con la Rai, a partire dall’apertura della partita Iva nel 2012), l’altra delle differenze rispetto all’Italia del sistema fiscale e contributivo inglese, che ha potuto conoscere da vicino negli ultimi 8 anni, oltre alle difficoltà dell’essere madre e donna freelance in una società come la nostra.

Prima delle conclusioni tenute da Andrea Valentini, il Gruppo Giovani è salito sul palco per i saluti e i ringraziamenti finali.

Ecco qui il gruppo (quasi al completo): Ted Martin Consoli (fonico), Silvia Cartotto (Copywriter, Social Media Manager & Travel Blogger), Jennifer Bruson (organizzatrice di eventi), Matteo Zin (fotografo e videomaker), Matteo Buranello (consulente di comunicazione), Riccardo Biasetti (avvocato), Sara Togni (arredatrice d’interni), Samuel Mander (consulente IT), Filippo Miotto (web marketing consultant), Azzurra Maggia (web marketing consultant), Nicolò Caneparo (digital media specialist), Andrea Meloni (consulente di comunicazione), Valentina Masserano (agente di viaggi), Stefania Nicolo (scultrice) e Alessio Guarnieri (liutaio).

La serata si è conclusa con un buffet durante il quale il pubblico presente, insieme al Gruppo Giovani e agli ospiti della serata, ha potuto proseguire il dibattito in modo più informale.

Tutto il gruppo ringrazia sentitamente i partecipanti e i relatori, e si augura che quello con la politica sia stato solo il primo dialogo di una lunga serie su queste tematiche, perché solo così si potranno cambiare davvero le cose, senza restare a guardare (mentre nulla cambia).

Silvia Cartotto, per CNA Biella

Photo Credits: Matteo Zin